Mi chiamo Sami. Da 25 anni coltivo la terra. Le mie mani conoscono il prezzemolo, la malva, gli spinaci. È sempre stata la mia vita.
Prima della guerra, i campi erano pieni. Tutto ciò che avevo costruito in anni di lavoro è scomparso in poche settimane. Le nostre terre si trovano oggi oltre quella che chiamano "zona gialla": una linea invisibile che divide Gaza, e oltre la quale non possiamo più tornare.
Quella linea non è segnata sulle mappe. Ma cambia tutto. Da una parte c'è la nostra terra. Dall'altra, noi.
Siamo stati costretti a fuggire. Da allora viviamo sfollati vicino al mare, spostandoci continuamente. Quando la guerra è iniziata, abbiamo perso tutto. Per molto tempo sono rimasto fermo. Senza terra, senza lavoro, senza direzione.
Poi qualcosa è cambiato. Grazie al supporto di Azione Contro la Fame, io e un collega abbiamo potuto affittare un piccolo terreno e ricominciare da zero. Quel sostegno ci ha permesso di comprare semi, fertilizzanti, strumenti. Di rimettere le mani nella terra.
Oggi non posso raggiungere i miei campi, quelli di una vita. Sono ancora lì, nella zona gialla, irraggiungibili.
Ma continuo a coltivare.
Perché finché qualcosa cresce, anche noi possiamo ricominciare.
Da ottobre 2023, Gaza affronta la peggiore crisi umanitaria della sua storia. Azione Contro la Fame è presente dal 2005 — e non si è mai fermata.
Gli abitanti di Gaza possiedono una solida tradizione agricola. Per Azione Contro la Fame, promuovere l'autonomia significa restituire alla popolazione il controllo sulle proprie risorse alimentari. Non si tratta solo di assistenza, ma di garantire il diritto fondamentale di produrre il proprio cibo.
Il nostro impegno mira a spezzare il ciclo della dipendenza attraverso investimenti costanti nelle competenze e nelle infrastrutture locali. Perché sconfiggere la fame a Gaza è possibile attraverso la creazione di sistemi produttivi capaci di resistere nel tempo.
La Striscia di Gaza è precipitata in una crisi umanitaria senza precedenti, trasformando l'accesso al cibo e all'acqua in una lotta quotidiana per la sopravvivenza. Azione Contro la Fame ha riadattato immediatamente i propri interventi per rispondere a bisogni massicci in un contesto di estrema insicurezza.
Il nostro mandato resta chiaro: esserci dove il bisogno è più critico. Nonostante le sfide logistiche e la sicurezza precaria, i nostri team continuano a operare per prevenire il collasso nutrizionale della popolazione.
I conflitti armati sono il principale motore della fame nel mondo. Campi distrutti, pozzi avvelenati, aiuti bloccati ai confini: non sono effetti collaterali. Spesso sono strategie deliberate. Per questo Azione Contro la Fame è presente nelle zone di crisi — e non si ferma.
Da 40 anni guidiamo la lotta contro la fame. Aiutiamo 28 milioni di persone ogni anno — anche nelle zone di conflitto più difficili da raggiungere.
Il 90% delle donazioni va direttamente ai programmi sul campo.
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