fbpx 17 giugno: Giornata Mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità | Azione contro la Fame

17 giugno: Giornata Mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità

Sahel, i dati e l'appello di Azione contro la Fame.

Siccità ma anche conflitti e COVID. Occorre agire o diventerà una bomba a orologeria. 

Temiamo un collasso delle strutture sanitarie e conseguenze nefaste sui livelli di malnutrizione.

 

In occasione della Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità, in programma il 17 giugno, Azione contro la Fame lancia un appello legato all’emergenza-Sahel.

In questo vasto territorio situato nell'Africa sub-sahariana, infatti, entra nel vivo la cosiddetta “stagione della fame”: un periodo di scarsità che si ripete ogni anno, tra giugno e settembre, in una delle regioni più soggette ai cambiamenti climatici.

Qui la siccità ha già messo a dura prova (in particolare nel 2011, nel 2014 e nel 2017) le sorti di una popolazione che dipende, per lo più, dall’agricoltura e dall’allevamento. Così, proprio in questo periodo, mentre il Sahara avanza di cinque metri ogni anno, le riserve alimentari che dipendono dai raccolti vanno esaurendosi e la contrazione dell’offerta genera, inevitabilmente, un significativo aumento dei prezzi. La mancanza di pascoli adeguati, anch’essi colpiti dalla siccità, rende inoltre difficile la sopravvivenza del bestiame. 

“Tra siccità, desertificazione, conflitti e, ora, Covid-19 temiamo non solo un collasso delle strutture sanitarie ma anche conseguenze nefaste sui livelli di malnutrizione”, ha dichiarato Simone Garroni, direttore generale di Azione contro la Fame. “Va ricordato che il sistema sanitario, in Sahel, è già sotto pressione dieci mesi su dodici e che in poche settimane, con l'arrivo della stagione delle piogge, potrebbero cominciare ad aumentare i casi di malnutrizione tra i bambini di età inferiore ai cinque anni”.

La pandemia, alla luce di quanto sta già accadendo nel Sahel sul versante della desertificazione e della siccità, rappresenta solo una ulteriore emergenza, che aggraverà le criticità pregresse. I pastori, del resto, a causa dei provvedimenti di lockdown, non saranno in grado di effettuare la transumanza stagionale. I sistemi sanitari, inoltre, saranno ulteriormente “sotto scacco” (0,5 medici ogni 1.000 abitanti nella regione), in un’area in cui sono presenti 2,5 milioni di sfollati interni e rifugiati (UNHCR).

Per questa ragione, il network internazionale di Azione contro la Fame, insieme con altre organizzazioni umanitarie, ha lanciato un appello alla comunità internazionale. “Mentre la violenza e i massacri continuano, costringendo sempre più persone a fuggire dalle proprie case, mentre i bisogni diventano enormi e urgenti, i finanziamenti per sostenere le attività di risposta alla crisi non sono adeguati. Fino al 26% o meno dei piani sono finanziati per la prima metà del 2020 e, nel 2019, sono giunti solo la metà dei fondi necessari”. 

Il Covid-19 ha, peraltro, peggiorato la crisi umanitaria e alimentare legata alla siccità: si stima che 5,5 milioni di persone saranno investite da una condizione di insicurezza alimentare nell’area centrale del Sahel (Niger, Mali, Burkina Faso) nei prossimi mesi (un dato 2,5 volte più alto della media degli ultimi cinque anni). Le misure adottate dai Paesi per rallentare la diffusione del virus hanno permesso di evitare, per il momento, gli scenari peggiori annunciati all'inizio della pandemia ma, allo stesso tempo, hanno reso più vulnerabili le popolazioni. 

"La pandemia ha aggiunto ulteriori pressioni a una situazione già insostenibile. Questo periodo è sempre stato estremamente difficile le popolazioni del Sahel. Allo stato attuale, quando arriveranno le piogge e aumenteranno i casi di malaria e colera, la regione potrebbe diventare una bomba a orologeria”. Solo per il 2020, secondo l’OCHA, sono necessari 2,8 miliardi di dollari per fornire un aiuto concreto a 24 milioni di persone. Metà sono bambini

 
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