Sandra Calligaro

CRONACHE AFGHANE: 40 ANNI DI CONFLITTI E CRISI UMANITARIA

Questo articolo è stato già pubblicato su Lifegate

L’ultimo rapporto SOFI (State Of Food Insecurity) segnala una preoccupante inversione di tendenza: dopo anni di declino, la fame nel mondo è tornata a crescere. Nel 2017 il numero di persone che soffre di insicurezza alimentare è aumentato a 821 milioni, circa una persona su nove al mondo. Più della metà – 492 milioni –  necessita di un’azione umanitaria urgente.

Il rapporto conferma anche la violenza come causa principale dell’inversione della tendenza positiva che avevamo raggiunto negli ultimi decenni.


6 PERSONE SU 10 CHE SOFFRONO LA FAME VIVONO IN UN PAESE IN GUERRA

La risoluzione adottata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite lo scorso maggio riconosce gli stretti legami tra fame e guerra.

“La nostra esperienza in più di 45 Paesi ci ha fornito numerose prove del rapporto bilaterale tra guerra e fame: da una parte le guerre distruggono mercati e mezzi di sostentamento e producono spostamenti massicci che innescano un elevato rischio di malnutrizione; dall’altra, l'insicurezza alimentare e la competizione per le risorse naturali o il cibo è all'origine di gran parte dei 46 conflitti attivi oggi nel mondo,” spiega Manuel Sánchez-Montero, Responsabile Advocacy di Azione contro la Fame.

La proliferazione di numerosi conflitti nel mondo, che si prolungano nel tempo, senza una soluzione a lungo termine, non fa altro che accrescere il numero di persone che soffrono la fame per via della violenza, 74 milioni dei quali ne soffrono nella sua forma peggiore, quando è così grave da costituire una minaccia immediata per la vita o i mezzi di sussistenza.


IL CASO DELL’AFGHANISTAN

Fra tutti i Paesi in guerra, l’Afghanistan ha un triste primato: quarant'anni di conflitti hanno profondamente colpito la società civile afgana e hanno impregnato la struttura del Paese in un sudario di violenza. In base al capriccio dei colpi di stato dei diversi regimi e dell’influenza internazionale, dal 1978 l'Afghanistan è lacerato da crisi multiple. 

La grande maggioranza del popolo afghano (34 milioni di abitanti) non ha conosciuto il proprio Paese in pace. E la vita in un Paese in guerra spesso significa una cosa sola: precarietà assoluta. Quasi il 40% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà; avere accesso ai servizi di base è molto difficile, il lavoro scarseggia e la sicurezza è estremamente volatile. 

Quarant’anni di conflitti, inoltre, hanno creato un milione di sfollati nel Paese e si stima che 1.100 persone fuggano dalle loro case ogni giorno.

Nel 2014 è entrato in scena l’ISIS, aggravando il conflitto in corso tra il governo e le diverse frazioni talebane. Gli attacchi nelle città aumentano e il terrore si propaga. 

Come conseguenza di tutto ciò, oggi 8.7 milioni di persone hanno necessità urgenti e 3.3 milioni di persone – una su dieci – hanno bisogno di assistenza umanitaria.

Particolarmente delicata è la condizione delle donne, rese due volte vittime dal conflitto. Dai risultati di un’analisi di genere condotta da Azione contro la Fame nella provincia di Ghor, nella parte occidentale del Paese, si è constatato che uno dei motivi principali per la violenza contro le donne nella regione è l’iper-mascolinità, esacerbata da decenni di guerra.


LA RISPOSTA DI AZIONE CONTRO LA FAME

Azione contro la Fame, come tutte le organizzazioni umanitarie, non può risolvere il problema alla radice di storie come quella di Enghlima, non può risolvere la guerra.

Ma da oltre 20 anni siamo presenti in Afghanistan per rispondere alle esigenze più immediate, fornendo cibo, acqua potabile, assistenza psicologica, formazione in tema di sicurezza alimentare e mezzi di sussistenza.

Nel portare avanti le sue attività, Azione contro la Fame affronta sfide considerevoli, poiché ormai gli operatori umanitari sono diventati un bersaglio facile. Nel 2017, in tutto il mondo, ci sono stati 313 attacchi contro operatori umanitari: 139 sono stati uccisi, 102 sono stati feriti e 72 sono stati rapiti.

La violenza non solo aumenta i bisogni umanitari ma rende molto più difficile per gli operatori svolgere il loro lavoro in sicurezza e accedere alla popolazione con gli aiuti di cui ha disperatamente bisogno.

Poiché il conflitto in Afghanistan sta scomparendo dall’agenda politica e mediatica, ora più che mai è necessario accrescere la consapevolezza delle persone sulla situazione di questo Paese, prima che scenda definitivamente nell’oblio, e mobilitare l’attenzione dei cittadini a favore di questo conflitto dimenticato, per restituire alle sue vittime una voce.

Cronache afgane from Azione contro la Fame on Vimeo.

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