William Anderson

QUATTRO DONNE AFGHANE SI RACCONTANO

Vi presentiamo la testimonianza di quattro donne che hanno sofferto gli effetti di 40 anni di conflitti in Afghanistan. Sanno bene cosa vuol dire abbandonare il loro paese e vivere come rifugiate dove, troppo spesso , non sono benvenute. Sanno cosa vuol dire tornare a casa e non trovare nulla.


Toorpikai

Toorpikai ha vissuto nei campi profughi per 10-12 anni. Prima, la sua famiglia abitava a Kabul e a Jalalabad però sono diventati rifugiati quando la guerra è cominciata e sono dovuti fuggire in Pakistan. Quando la situazione si è un po’ calmata, sono tornati a casa:  vivere in Pakistan era diventato troppo difficile per i rifugiati.

Nel campo, Toorpikaideve affrontare diversi problemi: la gente della sua comunit√† non ha un lavoro, non trovano cibo a sufficienza, hanno paura dei bombardamenti e non possono mandare i loro figli a scuola perch√© devono guadagnare un po' di soldi anche loro ‚Äď lucidando le scarpe, per esempio.

“I miei figli vanno a lavorare in città e quando sentiamo il rumore di un'esplosione abbiamo paura e ci preoccupiamo per loro. Se i membri maschi della famiglia sono a casa,  escono a cercarli"

Toorpikaici spiega che non hanno altro da mangiare se non riso e patate e tutta la famiglia deve essere sfamata. La mancanza di diversificazione crea carenze nutrizionali nei pi√Ļ piccoli: suo figlio e suo nipote soffrivano di malnutrizione.

‚ÄúMio nipote soffriva di malnutrizione quando aveva 3 anni, √® migliorato quando l‚Äôho portato dal medico‚Ķ Per√≤ adesso, soffre un‚Äôaltra volta di malnutrizione perch√© non ci possiamo permettere di dare ai bambini il cibo adeguato. E cos√¨ i bambini, spesso, si ammalano.‚ÄĚ

Toorpikai è molto preoccupata che il governo chieda loro di andarsene dal campo dove vivono insieme ad altre  220 famiglie perché vogliono costruirci un ospedale.

 

Gul Lalai

Gul Lalai ha 35 anni e vive nel campo di Dewan Bigi con due figlie, un figlio e  suo marito.

√ą ¬†sposata da 14 anni - al suo ritorno del Pakistan, dove √® stata una rifugiata durante la guerra civile. Prima di lasciare Kabul, viveva gi√† nella povert√† e non aveva una casa. La sua famiglia abitava nei tendoni ed era davvero esposta durante la guerra.

"Ci sono state un sacco di esplosioni nella vittoria di Cricket. Nel cuore della notte, un proiettile ha colpito una tenda e un ragazzo √® rimasto ferito... quello era solo un proiettile, se fosse stata una bomba, l'intera tenda sarebbe stata incendiata‚ÄĚ.

Così, hanno preso il tendone, hanno noleggiato una macchina e sono scappati in Pakistan. Sono  ritornati nel loro Paese solo quando le cose si sono calmate.

Ora Gul Lalai ci racconta che la sua vita va meglio rispetto a quando erano rifugiati durante la guerra civile, ma è ancora preoccupata per i bombardamenti e le esplosioni e, soprattutto, per i bambini che lavorano nelle strade.

Non è mai andata a scuola e non si aspetta niente di diverso per sua figlia, Zainab, che è ancora un bebè.

‚ÄúAlcuni bambini vanno a ¬†scuola, altri no. Le bambine non vanno per niente a scuola, i nostri uomini non gli danno il permesso‚ÄĚ. Ci spiega che sono gli che decidono a casa e il padre decide se la figlia pu√≤ andare a scuola oppure no. ‚Äú√ą molto importante che almeno una persona della famiglia sia istruita‚ÄĚ.

Gul Lalai non crede in un futuro al di là dei campi:

‚ÄúNon migliorer√†, resteremo cos√¨ fino alla nostra fine‚ÄĚ


Aziza and Bibi Zad

Aziza viene dalla provincia di Herat e adesso vive a Chagcheran con sua madre. Sono dovute fuggire a causa del divorzio - le due famiglie hanno litigato e la famiglia di Aziza aveva paura che il fratello venisse ucciso. A Herat, la gente giudicava Aziza per il divorzio, dicendo che lei era la responsabile e che era una donna cattiva. Ha  dovuto lasciare la bambina col marito e adesso  è molto preoccupata.

All‚Äôinizio, il matrimonio era felice, ma la famiglia di suo marito voleva il divorzio. Aziza desiderava rimanere con ¬†sua figlia, ma ¬†suo marito ha cominciato a picchiarla e continuava a dire che voleva il divorzio. Alla fina Aziza ha deciso di divorziare per non essere pi√Ļ picchiata ma ¬†ha dovuto lasciare la bimba. A Chaghcharan, vivono in pace ma non hanno soldi e la vita per Aziza e sua madre √® molto difficile. Lei sa che dovr√† sposarsi di nuovo, cos√¨ suo marito dar√† da mangiare a lei e sua madre.

‚ÄúCi sono tante donne che hanno perso il ¬†marito o che hanno divorziato si sono sposate di nuovo, non √® un problema grave‚ÄĚ.

Spera di essere in grado di riprendersi sua figlia una volta che il divorzio sarà ufficiale.

‚ÄúVoglio la documentazione del divorzio nel caso che mi diano ¬†mia figlia [...] Se mi sposo di nuovo, il marito non supporter√† la bambina e dovr√≤ lasciarla con mia madre perch√© voglio che lei la cresca e cos√¨ io posso venire a trovarla e assicurarmi che lei √® al sicuro. Se lei rimane con la famiglia di mio marito, sar√≤ preoccupata per le cose che mangia, se ha qualcosa damettersi addosso o se qualcuno la picchia. Se lei resta con loro, mi mancher√† e diventer√≤ pazza‚ÄĚ.

 


Eghlima

Ha 40 anni e viene da Taibara, da dove è scappata con la sua famiglia a causa del divorzio della figlia. Il loro matrimonio non ha funzionato. Hanno scaricato mia figlia e separato sua figlia da lei.

"Per disperazione siamo venuti a Chagcharan. Non potevamo pi√Ļ vivere l√¨: se fossimo rimasti, ci sarebbero stati dei combattimenti e qualcuno poteva rimare ucciso‚ÄĚ.

Enghlima aveva dato la sua primogenita in sposa per poter pagare le cure per la seconda figlia, che aveva un braccio ustionato. Ora che sua figlia è divorziata, vive con lei.

Eghlima stessa si √® sposata giovanissima, quando aveva appena 14 anni e suo marito ne aveva gi√† 50. ‚ÄúNessuno mi ha chiesto se mi piacesse o meno mio marito. Mio padre mi ha puntato una pistola alla testa, il suo dito era sul grilletto. Io piangevo, ma mi ha detto che se mi rifiutavo di andare a casa sua mi avrebbe uccisa. √ą cos√¨ in Afghanistan‚ÄĚ.

‚ÄúIn Afghanistan non danno libert√† alle¬†donne. La libert√† di andare in giro per la citt√†, di andare nei villaggi, di avere un lavoro, di andare a lavorare. A Taibara, da dove vengo io, non permettono alle ragazze di studiare. Senza un‚Äôistruzione non puoi fare nulla, non importa se sei brava o no‚ÄĚ.

 

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