VANUATU: Azione contro la Fame partecipa all'aiuto umanitario internazionale | Azione contro la Fame

VANUATU: Azione contro la Fame partecipa all'aiuto umanitario internazionale

Il ciclone PAM ha devastato l'arcipelago di Vanuatu nella notte fra il 13 ed il 14 Marzo. Il disastro naturale, di una intensità mai registrata, ha dato prova del suo passaggio con danni materiali considerevoli e perdite umane ancora difficili da stimare poiché la maggior parte delle isole non sono ancora accessibili. L'arcipelago di Vanuatu conta una popolazione di 253.000 persone divise in 83 isole. Le prime stime nelle zone accessibili registrano circa 20 morti, 3.300 dispersi e 37 centri di accoglienza per le vittime della sciagura.

Per rispondere all'appello del Paese, si sta organizzando un coordinamento dei soggetti umanitari internazionali. Azione contro la Fame è presente in 6 grandi crisi umanitarie nel mondo, ma partecipa alla solidarietà internazionale nei confronti di Vanuatu appoggiando gli interventi delle Organizzazioni Non Governative partner, in base alle proprie competenze ed ai bisogni rilevati nelle popolazioni colpite. ACF ha trasmesso agli attori umanitari presenti in Australia, Nuova Zelanda e Vanuatu una lista di competenze, di mezzi e di beni che può mettere a loro disposizione per fronteggiare l'urgenza.

Un esperto di logistica di Azione contro la Fame verrà inviato nei prossimi giorni presso un ONG in Australia che è intervenuta presso la popolazione già durante le prime ore del disastro.

Con aeroporti e infrastrutture danneggiati, raggiungere le popolazioni presenta delle difficoltà logistiche enormi. E' specialmente in questo campo che la consulenza e l’intervento di Azione contro la Fame sono utili per una adeguata risposta all’emergenza.

I cambiamenti climatici fungono da fattori moltiplicatori ed intensificatori dei fenomeni climatici estremi. La preparazione ai rischi ed alle loro conseguenze sulle persone e sui loro mezzi di sussistenza devono essere una prioritĂ  nei Paesi piĂą direttamente colpiti e tuttavia meno responsabili del cambiamento climatico.

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