Dieci letture di un decennio bloccato

Uno sguardo privilegiato sulle vite di 10 donne di Gaza. 10 racconti intimi che illustrano l'impatto devastante che 10 anni di embargo e guerra hanno sulla quotidianità della Striscia.

"Troveremo un modo, Inshallah" è la risposta più comune che abbiamo sentito a Gaza.

Le 160 donne che hanno ricevuto il supporto Azione contro la Fame per ricostruire le loro imprese, danneggiate o distrutte durante l'ultima guerra, non sono state colpite solo dall'emabrgo e dai conflitti. I matrimoni precoci e la violenza di genere sono molto diffusi nella Striscia di Gaza, rendendo le donne doppiamente vittime.

Lo scopo della mostra Dieci letture di un Decennio Bloccato (Ten Readings of a Blocked Decade) èquello di mostrare la vita durante l’embargo, con particolare riguardo alle capofamiglia donne. I loro ritratti scuri in primo piano sono in contrasto con le immagini colorate delle loro attività. 

Le fotografie esposte sono corredate dalle storie intime delle donne, che illustrano l'impatto devastante dell’embargo e della guerra. Tutte queste donne sono a capo di una famiglia e hanno perso le loro attività nel corso delle ostilità a Gaza del 2014.

Queste sono le loro storie.

AMIRA

Il supermercato di Amira è l'unico negozio di alimentari che si può vedere per miglia in questa parte di Gaza. "Vieni," dice Amira, mi accoglie con entusiasmo mentre si affretta a servire i clienti. "Sono sempre molto indaffarata la mattina. E devo andare via tra poco,” aggiunge Amira in fretta. “Sono un attivista ambientale e devo andare a controllare alcuni alberi che abbiamo piantato recentemente.”

Mi colpisce che Amira trovi il tempo e l'energia per fare volontariato, essendo l'unica a provvedere economicamente a una famiglia di tre figli oltre a prendersi cura della madre malata. Quando parliamo con Amira, tuttavia, si può facilmente immaginare perché sia ​​una faccia così familiare nella sua comunità, conosciuta per aiutare le persone ogni volta che può. Si batte con forza per i diritti delle donne e parla liberamente di temi delicati, come il disturbo da stress post-traumatico, così diffuso a Gaza, ma raramente discusso apertamente. "I miei figli sono turbati e stanno sperimentando un trauma a causa delle ultime ostilità a Gaza. Porto mio figlio di quattro anni da un terapeuta perché ha cominciato a farsi male intenzionalemente," confida Amira con preoccupazione.

Suo marito è disoccupato e la famiglia ha perso il proprio reddito quando il piccolo supermercato di Amira è stato saccheggiato durante l'ultima guerra nel 2014. Con l'aiuto di Azione contro la Fame, Amira ha riaperto il negozio e lo ha migliorato. "Non devo più ridurre i miei pasti per dare da mangiare ai miei figli e posso anche acquistare cose sane, come frutta, verdura e pesce," dice Amira.  Dà la priorità ai bisogni dei propri figli e assicura che siano tra i primi della loro classe. "Ora posso permettermi di portarli in luoghi rilassanti per prendere un po’ d'aria fresca, che allevia il loro disturbo mentale," aggiunge.

Amira ora sogna di costruire la propria casa, con due piccole stanze per i suoi figli e una cucina ben attrezzata. Parla con entusiasmo dell'attività di Azione contro la Fame, dove ha imparato a seguire i margini e il profitto. Ma Amira ha guadagnato molto di più dal corso: "Ho incontrato tutti i tipi di donne lì. Abbiamo anche parlato di molti problemi personali, oltre che a condividere idee di lavoro."

Amira brilla per ambizione e conclude: "Voglio espandere il mio supermercato e trasformarlo in un marchio famoso in tutta la provincia".

 

 

EMAN

Scendo dalla macchina in una vivace strada di Rafah, dove una ragazza sorridente mi spinge a entrare. Le finestre rotte coperte di fogli di plastica mi ricordano che anche questa zona presumibilmente più sicura è stata colpita dalla guerra. "Ora non possiamo permetterci di riparare la casa," dice Eman mentre mi invita a guardare l'edificio.

Eman è una madre di due bambine, con una passione per la fotografia e la videografia. "Avevamo uno studio fotografico in famiglia. Ho ricevuto il mio primo incarico quando avevo 14 anni. Scattavo foto ai matrimoni. " Eman spiega che prima di avere la sua macchina fotografica guadagnava pochissimo. "Spendevo l’80% del mio profitto per il noleggio dell’attrezzatura e alla fine mi ritrovavo con circa 50 NIS (12 €) per consegna". Con l’aiuto di Azione contro la Fame, Eman ha acquistato la propria macchina fotografica e ora guadagna circa 5-6 volte di più di quanto guadagnasse prima.

Il marito di Eman, che per ragioni mediche non può lavorare, è molto orgoglioso di lei. Tuttavia, è molto impegnativo per Eman essere l'unica a provvedere economicamente alla famiglia. "Mia figlia maggiore ha sofferto di problemi cronici all’orecchio da quando è nata e mio marito ha bisogno di assistenza medica continua. Spendo tutto il sussidio mensile del Ministero degli Affari Sociali - 252 NIS (60 €) – in medicine.”

Parlando con Eman, si percepisce subito l’attenzione che presta alle spese. I ricordi dell'ultima guerra rimangono ancora. “Potevamo appena pagare le nostre bollette. Non potevamo permetterci di cucinare con il gas e usando pezzi di panno al posto dei pannolini. Rinunciavo alle mie razioni di cibo pur di dar da mangiare alle mie figlie e a mio marito.”

È molto raro essere una fotografa di sesso femminile a Gaza, ecco perché Eman coglie la curiosità di molte altre donne della sua zona. "In studio spesso arrivano donne e ragazze che mi hanno vista scattare foto a qualche matrimonio e mi dicono che vorrebbero imparare. Al momento insegno le basi della fotografia a qualcuna di loro, gratuitamente.” Chiedo a Eman come mai non lo scrive sui suoi biglietti da visita e le consiglio di fare un album fotografico con i campioni del suo lavoro. “È esattamente il motivo per cui a breve comprerò un computer portatile, Insh'allah!", Sorride Eman.

IBTISAM

Il delizioso odore del pane appena sfornato mi distrae mentre Ibtisam mi mostra la sua modesta casa. "Non abbiamo molto, ma il pane appena sfornato riesce sempre a soddisfare la fame," dice Ibtisam mentre me ne offre un pezzo.

Essendo madre di 10 figli, Ibtisam sa tutto su come fare per dar da mangiare a tutti con poche risorse. Ibtisam ha perso quattro dei suoi bambini per cancro, meningite e asma. Chiaramente commossa e riluttante a ricordare eventi dolorosi, va avanti a raccontare la storia della sua perdita più recente: "Mio figlio si è ammalato e aveva bisogno di un trattamento all'esterno. È morto mentre aspettava un permesso per uscire da Gaza".

Le restrizioni di movimento e il regime dei permessi legati all’embargo di Gaza hanno influenzato la famiglia di Ibtisam anche in altri modi. Suo marito ha lavorato in Israele fino all'inizio della seconda intifada nel 2000, poi gli è stato negato il permesso di lasciare Gaza. A parte alcuni lavori informali qua e là, e allevando un po'di pollame, la famiglia ha avuto molto poco con cui vivere. "Durante l'ultima guerra, era troppo pericoloso andare a controllare i polli che tenevo sul tetto, perciò tutti sono morti," spiega Ibtisam.

Come beneficiaria dell'aiuto di Azione contro la Fame, Ibtisam ha avviato un negozio di generi alimentari anche perché voleva coinvolgere attivamente suo figlio disoccupato nel settore. Con la prima rata, Ibtisam ha rimborsato i venditori da cui aveva già acquistato tutte le merci. "Reinvestirò ed espanderò il mio negozio in futuro,”, spiega Ibtisam.

Nei corsi tenuti da Azione contro la Fame, ha imparato a trattare con i venditori e con i clienti. "I clienti regolari pagano solo all'inizio del mese successivo", dice Ibtisam. “Presto molta attenzione ai debiti dei clienti che acquistano a credito e ai miei debiti nei confronti dei venditori.”

Avere un reddito più stabile consente ad Ibtisam di dare alla sua famiglia un’alimentazione più ampia e più sana, che include frutta, verdura e anche carne in piccole quantità. Visto che il marito è malato, la famiglia dipende completamente dal reddito di Ibtisam.

ASBITA E WEDAD

“Hai mai provato il tè bollito sul fuoco a legna?” chiede Asbita con un sorriso. "Vieni, il bollitore è pronto".

Asbita si scusa per la modestia della sua casa, mentre sua suocera, Wedad, mi fa accomodare su una sedia di plastica. Le ostilità del 2014 hanno avuto un impatto distruttivo su questa famiglia. Quando un missile di avvertimento ha colpito la casa, il nipote di 13 anni di Asbita è stato ucciso. Asbita e la famiglia di suo figlio ora vivono nelle sole due stanze che non sono state distrutte. "Abbiamo perso anche le nostre pecore, i polli e i conigli,” spiega Asbita. “Erano l'attività di cui mi occupavo dopo la morte di mio marito.”

Questa famiglia è stata sfollata durante tutte e tre le guerre, nel 2009, nel 2012 e nel 2014. A differenza di molte altre coppie a Gaza, Wedad e suo marito hanno deciso di tornare insieme dopo essere stati separati durante le ostilità. Tradizionalmente a Gaza, una donna dovrebbe tornare alla casa dei propri genitori se il marito non è più in grado di coprire le spese familiari. In questi casi, i bambini rimangono con il padre, che è responsabile per loro, presso la casa dei genitori. “Era troppo difficile separarsi da mio marito, è la mia roccia," dice Wedad. "Abbiamo lottato per mantenere i bambini ben nutriti e abbiamo ridotto i nostri pasti. Non ci importava la qualità del cibo. Semplicemente non volevamo che fossero affamati.”

Anche prima dell'ultima guerra del 2014, quando Wedad ha assunto gradualmente le responsabilità di Asbita, che si è ammalata, ha attraversato molti giorni difficili per sostenere la famiglia. "Ho dovuto risparmiare per comprare il latte per i miei figli. Il cibo in generale è diventato più costoso e scarso fin dall'inizio del blocco ".

Nonostante le pesanti perdite durante le ultime ostilità, la famiglia ha ripreso le attività di allevamento delle pecore grazie al finanziamento di Azione contro la Fame. Ora Asbita si prende cura del lato finanziario delle cose, mentre gli animali sono la responsabilità di Wedad. Le signore spiegano ciò che hanno appreso durante il corso di formazione: "Abbiamo imparato a prendere decisioni di business sensate, come l'acquisto di foraggi in massa per garantirne la disponibilità ed evitare aumenti improvvisi dei prezzi. Con il primo pagamento, abbiamo preparato il fienile, e con il secondo abbiamo comprato le pecore.”

La famiglia ha già dei piani futuri per la loro impresa. Vogliono espandersi di nuovo nel settore del pollame e raggiungere la piena indipendenza, senza aiuti esterni. Wedad mi dice che si sente molto rassicurata, ora che è in grado di offrire ai suoi figli verdure, frutta e anche carne fino a due volte alla settimana.

“Un’amica mi ha recentemente chiesto consiglio su come creare la propria attività,” sorride Wedad. "Le ho offerto il mio piano commerciale!"

WAFAA E HANAA

"Nemmeno nei miei sogni più folli avrei immaginato di esportare i nostri prodotti artigianali in tutta la West Bank," dice Wafaa, mostrando con orgoglio i cuscini e le lenzuola che ha disegnato e cucito insieme alla sorella maggiore Haana.

All’inizio si erano presentate come due candidati individuali per il programma imprenditoriale di Azione contro la Fame, ma oggi lavorano insieme in una stanza della casa della sorella maggiore, risparmiando sul costo dell'affitto. È stata la sorella più grande a vedere per prima l'annuncio del progetto di Azione contro la Fame presso l'associazione delle donne locali. Ora supporta i suoi fratelli grazie alla loro impresa congiunta.

Wafaa e Hanaa sognano di trasformare la loro attività in una piccola fabbrica. Le restrizioni al movimento delle merci e delle persone tra la Striscia di Gaza e la Cisgiordania, tuttavia, non consentono loro di svolgere un normale business. "Possiamo lasciare Gaza solo a condizioni molto restrittive", spiega Wafaa. "Non siamo ancora riuscite a fornire i grandi ordini che abbiamo iniziato a ricevere dalla West Bank attraverso la nostra pagina di Facebook".

Entrambe le sorelle hanno dovuto superare molte avversità per arrivare a questo punto. Hanaa, 35 anni, madre di sei figli, e attualmente l’unica a sostenere la famiglia, ha visto cambiare la sua vita quando suo marito ha perso il lavoro in Israele durante la seconda Intifada nel 2001. Durante le tre guerre a Gaza, Hanaa e i suoi figli sopravvivevano con il reddito dei lavori temporanei del marito e il sostegno della famiglia acquisita. 

"Mia sorella mi ha convinta a seguire corsi di cucito presso un programma femminile locale", spiega Hanaa. "A quel tempo, non sapevo che stavo aprendo la strada per il mio futuro business". Le ostilità del 2014 hanno influenzato anche la sorella più giovane di Hanaa, la 25enne Wafaa. Il piccolo laboratorio di cucito che aveva in casa, che aveva stabilito per coprire il costo dei suoi studi universitari, è stato completamente distrutto. Attraverso il progetto di Azione contro la Fame, entrambe le sorelle hanno capito che le loro attività sarebbero state più forti se avessero lavorato insieme. "Il corso di formazione ci ha mostrato come gestire un'impresa. Abbiamo anche imparato come gestire la pubblicità attraverso Facebook!” sorride Wafaa.

Hanaa si dice fortunata perché ha una famiglia che la sostiene. “Durante il corso di Azione contro la Fame ho incontrato donne che sono vittime di violenze domestiche. Sogno di avere un giorno una piccola fabbrica gestita da donne provenienti da tali sfondi vulnerabili ".

Wafaa annuisce e aggiunge: "Ogni donna sogna il matrimonio e la maternità, ma in questo momento il mio lavoro viene prima".

SUJOOD

Mi accoglie una bella bambina con una cicatrice da bruciatura sul suo viso. Dopo aver chiamato – inutilmente -  sua madre per annunciare il nostro arrivo, va da lei e le stringe la giacca per avvisarla. "Scusa, mia madre sente solo in un orecchio", spiega la ragazza.

La cicatrice della figlia di Sujood porta la conversazione direttamente agli orrori dell'ultima guerra di Gaza nel 2014. Casa loro è stata bombardata mentre dormivano. Sujood si è bruciata gravemente e ha perso l'udito in un orecchio. Suo marito è morto sul posto. “Mia figlia di sette anni è stata trovata sotto il corpo del padre morto," confida Sujood. "È stata sottoposta a chirurgia plastica e ha ancora bisogno di creme molto costose per curare le ustioni. Era molto traumatizzata e per lo shock per un po’ ha smesso di parlare."

Visto che i bombardamenti avevano distrutto la loro casa, Sujood ha dovuto cercare rifugio in una scuola fino alla fine della guerra, dopo di che ha ricevuto l'assistenza in contanti per affittare una casa. "Mio marito vendeva o'ouga (pane dolce) prima di morire, ma non avevamo alcun risparmio", spiega Sujood. "Pertanto, dopo la guerra, io e le mie tre figlie dipendevamo dai buoni per il cibo e dall’aiuto dei vicini e della famiglia".

Con il sostegno di Azione contro la Fame, Sujood ha infine avviato un'attività di noleggio di sedie. Se si tratta di un matrimonio o di un funerale, le persone hanno sempre bisogno di sedie. Anche se Sujood soffre ancora per le sue ustioni, è attiva e ambiziosa. Sogna di combinare il suo commercio attuale con un’attività fotografica in futuro. "Durante la guerra", spiega, "ho capito quanto sia importante documentare la sofferenza delle persone. E questo è possibile attraverso la fotografia».

Sujood ha imparato come risparmiare denaro e le basi del marketing: "Ho messo uno striscione all’esterno della casa e dico a tutti che affitto sedie". Le chiedo perché non usa  biglietti da visita e adesivi per diffondere la parola. "Questa sì che è una buona idea!" sorride Sujood.

GHADA

Anche prima di incontrare Ghada, ho capito la sua visione quando ho visto il suo negozio. In una delle strade centrali di Rafah, a pochi passi dalla casa di Ghada, si trova il salone da parrucchiera che aprirà presto. Ha fatto i salti mortali affinché i lavori fossero terminati per la data di apertura.

"Ho scelto un negozio vicino in modo da poter spostare immediatamente tutte le attrezzature e i soldi a casa mia, in una stanza più sicura, se qualcosa accade", mi dice Ghada. Anche se Ghada vive nella casa dei suoi genitori, e potrebbe contare su di loro per pagare le spese di acqua e di elettricità per il suo negozio, ha insistito per acquistare taniche d’acqua separate e avere un sistema elettrico indipendente. "La formazione aziendale di Azione contro la fame mi ha mostrato l'importanza di seguire attentamente le mie spese e i miei profitti", spiega Ghada.

 

Mentre Ghada si apre sul suo passato segnato della violenza domestica e dal divorzio dopo 20 anni di matrimonio, capisco quanto significhi per lei essere veramente indipendente. Mi spiega che per lei avere il proprio salone da parrucchiera è un sogno diventato realtà. "Essere una donna divorziata non è facile a Gaza", sottolinea Ghada. "La mia famiglia, tuttavia, ha sostenuto la mia decisione e mi ha iscritta a diversi corsi, che mi hanno permesso di iniziare a lavorare come estetista in casa nel 2010."

Essendo la custode di due sorelle, una divorziata e una disabile, Ghada è un’appassionata attivista per i diritti delle donne. Il progetto di Azione contro la Fame ha ulteriormente ispirato Ghada per aiutare altre donne: "Vorrei formare il maggior numero possibile di donne per offrire loro una carriera che garantisca un reddito sostenibile", afferma Ghada con entusiasmo. “E spero di poterle assumere quando riuscirò ad espandere la mia attività.”

YASMEEN

Dagli occhi di Yasmeen si intuisce subito il suo percorso di vita, quando mi accoglie nel suo modesto salone da parrucchiera. "Vivo da sola, quindi era più conveniente tenere la mia attività in casa, ho ritagliato uno spazio apposta come si può vedere", spiega Yasmeen mentre fa strada. "Questa casa è stata parzialmente danneggiata durante l'ultima guerra. Abbiamo sistemato alcune cose con i soldi di compensazione, ma bisogna fare molto di più. Guarda su, vedi come si è distrutta?"

Yasmeen è una donna single che vive da sola in questa parte conservatrice di Gaza. Parla apertamente dei genitori scomparsi, in particolare del padre, morto durante la guerra del 2014. "I miei genitori hanno sempre sostenuto il mio desiderio di finire gli studi e di diventare finanziariamente indipendente". Guarda fuori verso le case circostanti, dove vivono i suoi fratelli. "Volevano controllare me e la mia attività. Ho sofferto di abusi da parte loro e delle loro mogli, più di una volta. Mi fa apprezzare ancora di più la mia indipendenza. Ci tengo moltissimo," spiega Yasmeen.

Dopo aver preso il diploma professionale da parrucchiera nel 2007, Yasmeen ha iniziato a lavorare come estetista e parrucchiera. Tuttavia i tre attacchi a Gaza da quel giorno hanno complicato il suo lavoro. Ancora determinata a garantire la sua indipendenza, ha avviato un'attività di allevamento di pecore, di cui non sapeva nulla, finché il programma dell'Azione contro la Fame le ha permesso di aprire nuovamente un salone di bellezza a casa. "Ho solo la mia attività per cui svegliarmi ogni mattina. Anche se decidessi di sposarmi, lasciare la mia attività non è un'opzione,” sottolinea Yasmeen. Aspira ad avere un vero salone, fuori da casa sua, e a formare e impiegare altre donne. "Spero che non avremo più bisogno di finanziamenti esterni in futuro,” aggiunge Yasmeen. 

Da quando ha seguito il training di Azione contro la Fame, ha iniziato a commercializzare attivamente la propria attività attraverso i social media e i cartelloni pubblicitari per strada. Yasmeen aggiunge con convinzione: "Ho anche imparato a risparmiare e presto espanderò la mia attività!".

MONA

Mi trovo in piedi davanti a quella che un tempo era la casa di famiglia di Mona e dove si trovava anche l'attività della madre. Questo quartiere è andato completamente distrutto durante le ostilità del 2014 e ora è stato ricostruito. "Mi dispiace offrirti solo una sedia di plastica," si scusa Mona, "condivido questo piano con la famiglia di mio fratello finché non sarà ricostruito tutto l’edificio. Ora come ora non possiamo permetterci di arredare."

Mona ha dovuto abbandonare la scuola all'età di dodici anni per prendersi cura dei genitori malati e dei suoi fratelli. Ha dovuto imparare a gestire le attività di allevamento di pecore e pollame. "Sono cresciuta correndo dietro a mia madre, che dedicava moltissima attenzione alla cura dei nostri animali, senza rendersi conto che questa attività provvedeva finanziariamente a tutta la famiglia. Dover prendere il ruolo di mia madre quando si è ammalata mi sembrava una grande responsabilità”. Mona non poteva sapere che le cose stavano per diventare ancora più difficili, che quando la guerra sarebbe ripresa nel 2014 lei si sarebbe ritrovata, a soli 28 anni, a capo di una famiglia di 5 persone, senza casa, senza lavoro, e senza una madre a veglaire su di lei.

Poco prima che la loro casa fosse distrutta, Mona e la sua famiglia si trasferirono da alcuni parenti che vivevano in una zona considerata più sicura. Quando Mona trovò il suo quartiere, compresa la casa di famiglia, raso al suolo dalla guerra, decise di affittare una casa. "Dopo due mesi, e dopo aver venduto la maggior parte dei miei beni personali, non avevamo più risparmi da spendere né per l’affitto né per il cibo. Il gas era molto costoso, ma i buoni pasto ci hanno tenuti a galla”. Alla fine la famiglia di Mona ha deciso di tornare alle macerie della loro casa precedente e di vivere in una baracca di plastica finché l’edificio non sarà ricostruito.

Come donna single e principale sostegno della famiglia, Mona ha fatto domanda per il programma imprenditoriale  di Azione contro la Fame per iniziare una propria attività e seguire le orme di sua madre, che aveva seguito le orme della nonna. "I corsi di formazione mi hanno mostrato l'importanza di risparmiare denaro da reinvestire nella mia attività e per prepararmi alle future emergenze,” spiega Mona. "Le cose cominceranno a migliorare presto, Insh'allah".

KAMELIA

«Allora, dove si trova la casa di Kamelia?» chiedo al conducente mentre esco dall’auto facendo attenzione a non sporcarmi le scarpe col fango. Mentre cerco di individuare la bella casa di cui la gente mi ha parlato, noto una piccola villa con un cortile ben curato. Solo pochi minuti dopo mi rendo conto che non ci sono mobili all'interno della casa. 

 «Abbiamo vissuto in una stanza della casa di famiglia di mio marito con i nostri sette figli, prima di costruire questa casa», dice Kamelia come se mi stesse leggendonel pensiero. A differenza di quello che ci si aspetterebbe in un luogo colpito da guerre ricorrenti e continui danni alle infrastrutture, Kamelia è una delle tante donne di Gaza che credono che possedere una casa costituisca una rete di sicurezza. "Abbiamo messo tutti i nostri risparmi in questa casa, ma le pareti non danno da mangiare ai bambini," sospira. Sapeva poco dei cambiamenti politici che avrebbero trasformato completamente la sua vita.

Nei primi giorni dell’embargo a Gaza, il marito di Kamelia ha perso il suo lavoro. Aveva lavorato per molti anni in una fabbrica di costruzioni palestinesi che era completamente dipendente dai materiali importati provenienti da Israele. In cambio di cibo, suo marito ha iniziato ad aiutare sua sorella nel suo piccolo supermercato. «Non avere più un reddito ci ha costretto a ridurre i pasti e a contare sul sostegno della mia famiglia,» spiega Kamelia. «I miei vicini continuavano a dirmi che avrei dovuto vendere la casa. Ho rifiutato e anche dopo essere stati spostati due volte durante le guerre del 2008 e del 2014, siamo sempre tornati a casa nostra».

Dopo molti inutili tentativi di trovare un posto di lavoro, nonostante abbia conseguito un diploma di laurea in arabo, Kamelia si è iscritta al programma di generazione del reddito di Azione contro la Fame e la sua candidatura è stata accettata. «È stato un vero sollievo avere un assistente sociale che considera il mio caso al di là del primo sguardo a casa mia».

I membri della famiglia di Kamelia sono tutti strettamente coinvolti nell'attività di allevamento di pecore che ha stabilito con l'aiuto in contanti di Azione contro la Fame. Suo figlio, uno studente di ingegneria, ha costruito un recinto per le pecore e il marito la aiuta con i lavori quotidiani. «La mia comunità era molto scettica riguardo all’idea di iniziare un'attività di allevamento di pecore, ma ho guadagnato fiducia durante i corsi di formazione. Mi è stato insegnato come gestire il mio commercio. Ho anche imparato a pianificare in anticipo e a risparmiare denaro per investimenti futuri».

Kamelia dice di considerare la sua piccola impresa come un primo passo verso un reddito più sostenibile. Aggiunge sorridendo: «Le pecore sono proprio come i miei figli adesso. Li controllo costantemente!»

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