Mi chiamo Sami.
Da 25 anni coltivo la terra. Le mie mani conoscono il prezzemolo, la malva, gli spinaci. È sempre stata la mia vita.
Prima della guerra, i campi erano pieni. Tutto ciò che avevo costruito in anni di lavoro è scomparso in poche settimane. Le nostre terre si trovano oggi oltre quella che chiamano "zona gialla": una linea invisibile che divide Gaza, e oltre la quale non possiamo più tornare.
Quella linea non è segnata sulle mappe. Ma cambia tutto. Da una parte c'è la nostra terra. Dall'altra, noi.
Siamo stati costretti a fuggire. Da allora viviamo sfollati vicino al mare, spostandoci continuamente. Quando la guerra è iniziata, abbiamo perso tutto. Per molto tempo sono rimasto fermo. Senza terra, senza lavoro, senza direzione.
Poi qualcosa è cambiato. Grazie al supporto di Azione Contro la Fame, io e un collega abbiamo potuto affittare un piccolo terreno e ricominciare da zero. Quel sostegno ci ha permesso di comprare semi, fertilizzanti, strumenti. Di rimettere le mani nella terra.
"Tornare a coltivare non è stato solo lavoro: è stato tornare a respirare."
Oggi non posso raggiungere i miei campi, quelli di una vita. Sono ancora lì, nella zona gialla, irraggiungibili.
Ma continuo a coltivare.
Perché finché qualcosa cresce, anche noi possiamo ricominciare.