A tre anni dall'inizio del conflitto la fame a Gaza colpisce ancora 1,4 milioni di persone, due abitanti su tre. Da allora la fame ha accompagnato ogni giorno la vita di oltre due milioni di persone, fino alla carestia dichiarata ad agosto 2025 nel governatorato di Gaza. Da un anno c'è un cessate il fuoco. Eppure la fame a Gaza resta un'emergenza: migliaia di bambini avranno bisogno di cure contro la malnutrizione anche nei prossimi mesi. Per noi di Azione Contro la Fame è inaccettabile.
La fame a Gaza va oltre la mancanza di cibo
A tre anni dall’inizio della guerra, la fame a Gaza si misura in tutto quello che è andato distrutto: campi, serre, barche da pesca, mercati, reti idriche, perfino la possibilità di conservare e cucinare il cibo. Prima della guerra le famiglie potevano contare su pane, carne e altre fonti di proteine. Oggi sopravvivono con alimenti poveri, mangiando lo stretto necessario per non morire di fame.
Secondo l’ultima analisi IPC, il sistema con cui agenzie ONU e organizzazioni umanitarie misurano la fame, 1,4 milioni di persone non riescono a mangiare a sufficienza senza aiuti. Oltre il 70% dei terreni coltivabili è inaccessibile e solo il 3% può essere usato. In media una famiglia mangia verdura fresca meno di due giorni a settimana e frutta meno di uno. Per questo la fame a Gaza rischia di durare molto più a lungo delle fasi più visibili dell’emergenza.
Quando terreni agricoli, mercati e infrastrutture di un'intera regione vengono distrutti, i sistemi alimentari non si riprendono subito. Ricostruirli richiede un processo lungo, durante il quale la popolazione resterà intrappolata in una condizione di bisogno estremo.
spiega Jean Raphael Poitou, responsabile Advocacy di Azione Contro la Fame per il Medio Oriente.
Senz'acqua non si sconfigge la fame
La fame a Gaza e la mancanza d’acqua vanno di pari passo. Senza acqua pulita non si può cucinare bene, mantenere un minimo di igiene o prevenire le malattie che peggiorano la malnutrizione. Oggi il 90% delle famiglie non ha abbastanza acqua sicura e due su tre non hanno nemmeno la quantità minima per i bisogni di base.
L’86% delle famiglie fatica ad accedere a una latrina, e in più della metà dei casi il problema principale è proprio la mancanza d’acqua. In queste condizioni si diffondono malattie come la diarrea, che indeboliscono i bambini e li rendono più esposti alla malnutrizione. È anche per questo che la fame a Gaza colpisce prima di tutto i più piccoli: entro la metà del 2027 circa 74.200 bambini tra i 6 mesi e i 5 anni soffriranno di malnutrizione acuta.
Sopravvivere non significa riprendersi
Le analisi più recenti non parlano più di carestia, ma la fame a Gaza è lontana dall’essere finita. Oltre un milione di persone vive ancora in livelli critici di insicurezza alimentare e migliaia di bambini restano a rischio di malnutrizione.
La ripresa è fragilissima. Quando gli aiuti entrano la fame a Gaza arretra, ma basta un’interruzione per cancellare in poco tempo i progressi fatti. E sta arrivando il quarto inverno da sfollati, in tende e ripari di fortuna.
Per una famiglia, la fame significa decidere ogni giorno cosa mettere in tavola, che la parola carestia compaia o no in un rapporto.
Se qualcuno ci dava un pezzo di pane, lo dividevo tra me e i miei figli, solo per arrivare a fine giornata. Mio figlio aveva sempre fame e piangeva. Io e mio marito abbiamo dovuto chiedere soldi in prestito per comprargli il latte.
racconta una donna palestinese di Khan Younis.
Per un quadro completo trovi qui la situazione attuale nella Striscia di Gaza.
La fame a Gaza e una generazione cresciuta in guerra
Molti bambini di Gaza non ricordano altro. Hanno passato quasi tutta l’infanzia tra sfollamenti, paura e accesso irregolare a cibo, acqua, cure e scuola. Per loro la guerra è l’ambiente in cui stanno crescendo, e gli effetti della fame a Gaza peseranno a lungo sulla loro salute, sulla loro istruzione e sulle opportunità di un’intera generazione.
Cosa facciamo noi contro la fame a Gaza
Noi di Azione Contro la Fame siamo a Gaza da oltre vent’anni. Non ce ne siamo mai andati, nemmeno nei mesi più duri. Dall’inizio della guerra abbiamo aiutato oltre 1,5 milioni di persone tra la Striscia e la Cisgiordania, nonostante blackout, restrizioni e la perdita di colleghi.
La fame a Gaza passa anche dall’acqua. Senza acqua pulita un bambino malnutrito si ammala più facilmente e guarisce più lentamente, e oggi molte persone vivono con 3-6 litri al giorno, molto sotto la soglia minima di emergenza. Per questo ogni giorno portiamo acqua potabile con le autobotti in 40 siti della Striscia, e nel 2026 i nostri programmi acqua e igiene hanno già raggiunto oltre 227.000 persone.
Intanto ricostruiamo quello che la guerra ha distrutto. Tra febbraio e aprile 2026 abbiamo rimesso in funzione un impianto di desalinizzazione a Jabalia, nel Nord di Gaza, per le famiglie tornate a casa. Abbiamo riparato tratti di rete fognaria a Gaza City e riattivato cinque generatori che tengono in piedi i servizi idrici.
E dove possiamo, aiutiamo le famiglie a ripartire, sostenendo chi coltiva e chi ha bisogno di comprare cibo nei mercati ancora attivi. È così che si esce davvero dalla fame: tornando a nutrirsi da soli.
Con i nostri team di nutrizione individuiamo e curiamo i bambini malnutriti. Negli Spazi amici di mamme e bambini sosteniamo le donne in gravidanza e in allattamento, che rischiano il doppio. È il lavoro che facciamo da oltre 45 anni in tutto il mondo, e che a Gaza fa la differenza tra un bambino che cresce e uno che non ce la fa.
Gaza, uno specchio delle crisi future: cosa chiediamo
A tre anni dall’inizio del conflitto, Gaza è un avvertimento per il futuro. Mostra come la distruzione delle infrastrutture essenziali, le restrizioni all’accesso, la riduzione dello spazio umanitario e la dipendenza dagli aiuti possano trasformare un’emergenza in una crisi di fame che dura anni. Capire la fame a Gaza oggi aiuta a capire molte delle crisi umanitarie che verranno.
E la crisi non si ferma a Gaza. In Cisgiordania quasi 41.000 palestinesi sono sfollati e le famiglie fanno i conti con limiti agli spostamenti, insicurezza alimentare e scarso accesso all’acqua.
Pensiamo a tutte le vittime civili di questo conflitto. Riconosciamo il profondo impatto degli attacchi compiuti in Israele e le conseguenze devastanti che la guerra ha avuto sulla popolazione civile palestinese a Gaza e in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est. E guardiamo con preoccupazione al Libano, dove la crisi umanitaria è una conseguenza diretta dell’escalation del conflitto.
Per questo chiediamo un cessate il fuoco permanente, un accesso umanitario sicuro e continuo e la protezione della popolazione civile. E chiediamo di rafforzare la risposta alla fame a Gaza e ai bisogni di acqua e nutrizione, perché una crisi iniziata tre anni fa non continui a segnare il futuro di milioni di persone.
Tu puoi fare la tua parte adesso. Con una donazione ci aiuti a portare acqua pulita, cibo e cure contro la malnutrizione alle famiglie di Gaza.
Insieme possiamo fermare la fame.
