il mondo che taglia, la fame che resta
Nel 2025 la fame nel mondo è scesa: secondo il report SOFI 2025, le persone che non riescono ad assumere stabilmente le calorie necessarie per una vita normale sono passate da 733 a 673 milioni. Sessanta milioni in meno in un anno. È la prova che quando esistono volontà politica e risorse adeguate, i risultati arrivano.
Nello stesso anno, i principali donatori internazionali hanno tagliato gli aiuti umanitari in modo sistematico. L’amministrazione americana ha ridimensionato USAID, l’agenzia che storicamente rappresentava il principale donatore mondiale. La stessa direzione è stata presa da Germania, Francia, Regno Unito, Svezia e Paesi Bassi. Uno studio pubblicato su The Lancet stima che, se questi tagli raggiungessero l’83% dei programmi USAID, si conterebbero oltre 14 milioni di morti evitabili entro il 2030, di cui 4,5 milioni di bambini sotto i cinque anni.
Sul fronte dei conflitti, per la prima volta nella storia del Global Report on Food Crises la carestia è stata dichiarata in due luoghi nello stesso anno: nella Striscia di Gaza e in parti del Sudan. Non per scarsità di cibo, ma per blocco deliberato degli aiuti. Nel 2025, 147,4 milioni di persone in 19 paesi hanno affrontato insicurezza alimentare acuta causata principalmente da conflitti: il doppio rispetto al 2018.
"Questo non è il momento di tagliare. È il momento di garantire finanziamenti adeguati, accesso umanitario e responsabilità per chi viola il diritto internazionale umanitario. Noi restiamo."
Simone Garroni, Direttore Generale di Azione Contro la Fame
Che cosa abbiamo fatto nel 2025
In questo scenario il network internazionale di Azione Contro la Fame ha raggiunto 21,2 milioni di persone in 52 paesi e risposto a 71 emergenze, con oltre 7.000 dipendenti, il 95% dei quali provenienti dai paesi in cui operiamo. L’83% di ogni euro speso è andato direttamente ai programmi sul campo.
Gli interventi hanno coperto nutrizione e salute per 13,5 milioni di persone, acqua e igiene per 6,4 milioni, sicurezza alimentare per 4,8 milioni. A Gaza, dove operiamo ininterrottamente dall’inizio del conflitto, abbiamo raggiunto oltre 1,7 milioni di persone con acqua potabile, cucine comunitarie e programmi di alimentazione supplementare per bambini e donne in gravidanza.
Sul fronte della prevenzione, in Africa Orientale abbiamo sviluppato MERIAM — un sistema predittivo che stima i livelli di malnutrizione acuta nei bambini fino a 12 mesi prima che si manifestino, molto oltre i 3-4 mesi offerti dai sistemi esistenti. In Sud Sudan è già riconosciuto dal Ministero della Salute come strumento chiave per pianificare le risposte umanitarie prima che la crisi esploda
21,2 mln
persone aiutate
52
paesi nel mondo
71
emergenze affrontate
7,06 M€
raccolti in Italia
e comunicazione
e governance
la fame silenziosa in italia
Nel 2024, quasi 3 milioni di famiglie italiane — circa 6 milioni di persone — non hanno potuto permettersi un’alimentazione sana e bilanciata. Colpisce sempre più anche chi lavora: tra le famiglie in bassa intensità lavorativa, l’incidenza della deprivazione alimentare raggiunge il 43%. Avere un lavoro non protegge più dalla fame.
Questi dati emergono dall’Atlante della Fame in Italia, il primo report dedicato alla povertà alimentare nel paese, realizzato da Azione Contro la Fame con Percorsi di Secondo Welfare e l’Università degli Studi di Milano, presentato a dicembre 2025 alla Camera dei Deputati.
Il programma “Mai più fame: dall’emergenza all’autonomia“, attivo a Milano e Napoli, ha affiancato nel 2025 oltre 200 persone con tessere spesa, educazione nutrizionale e orientamento al lavoro. Il 72% dei partecipanti a Milano e il 40% a Napoli ha avviato un percorso concreto di reinserimento sociale e lavorativo. Una valutazione d’impatto indipendente stima che il programma generi circa 2 euro di valore sociale per ogni euro investito. Nel 2026 il progetto arriverà a Bari.
i nostri risultati
In Italia, nel 2025, abbiamo raccolto 7.064.077 euro: il risultato più alto di sempre, in crescita del 15,5% sul 2024. I finanziamenti AICS sono quasi raddoppiati. I donatori regolari sono cresciuti del 22,5%.
Tutto questo in un anno in cui il sistema umanitario internazionale si contraeva. Chi sceglie di restare quando altri se ne vanno non fa notizia. Ma fa la differenza.
Questo bilancio ne rende conto, con trasparenza e con la convinzione che ha guidato il nostro lavoro fin dal 1979: fermare la fame è possibile. Dipende anche da noi
