In Nepal, nella valle del fiume Trishuli, un'inondazione improvvisa ha provocato oltre 1.259 morti, più di 5.000 dispersi e 5.384 feriti. Sono numeri che continuano a salire da quando, il 26 agosto, un lago glaciale ha ceduto travolgendo i distretti di Rasuwa, Nuwakot, Dhading e Chitwan. Più di 8.000 famiglie, tra le 40.000 e le 50.000 persone, hanno perso tutto. I nostri team sono sul posto, in una delle zone dove lavoriamo da dieci anni per garantire l'accesso all'acqua potabile.
INONDAZIONI in nepal DEVASTANTI NELLA VALLE DEL TRISHULI.
Milano, 9 settembre 2026 – Il bilancio dell’inondazione che ha colpito la valle del fiume Trishuli continua ad aggravarsi. Secondo gli ultimi dati ufficiali, aggiornati al 3 settembre, le vittime accertate sono 1.259, i feriti 5.384 e i dispersi 5.083. Le famiglie coinvolte sono oltre 8.000, per un totale stimato tra 40.000 e 50.000 persone. Duemila famiglie hanno perso completamente la casa e sono rimaste senza cibo.
Le prime valutazioni sul campo parlano di condizioni di gravità di livello 3 (il terzo più alto sulla scala internazionale). A Rasuwa, il distretto più vicino al punto in cui si è originata l’inondazione, i danni a infrastrutture, abitazioni e servizi essenziali potrebbero risultare ancora più gravi di quelli già registrati a Nuwakot.
A Uttargaya, in Rasuwa, su una popolazione di 8.555 persone quasi 1.700 famiglie sono state colpite e 1.100 sono sfollate. Oltre 1.100 case sono state completamente distrutte, altre 570 danneggiate. Sei edifici pubblici, sei impianti idroelettrici, due stazioni di rifornimento e quattordici ponti sono stati spazzati via, isolando intere comunità. Trecento appezzamenti agricoli sono andati perduti insieme a 400 capi di bestiame e 2.000 animali da cortile: per chi vive di lavoro giornaliero e agricoltura, la stagione del raccolto si è trasformata in una crisi di sussistenza.
A Nuwakot, gli sfollati si concentrano nei comuni di Bidur, Belkotgadhi, Meghang, Kispang e Tarakeshwor: circa 3.500 persone vivono oggi nei centri di accoglienza gestiti dal governo, oltre 2.000 delle quali solo a Bidur. Più di 2.500 case sono state danneggiate, 1.200 delle quali distrutte del tutto. I danni all’agricoltura hanno colpito 1.806 ettari di terreno, causando la morte di oltre 2.000 capi di bestiame e la perdita di 16.500 animali da cortile. Cinquanta sistemi idrici sono fuori uso e 10.000 famiglie hanno bisogno urgente di supporto igienico-sanitario. Ventinove scuole sono state danneggiate o trasformate in rifugi temporanei, lasciando centinaia di bambini senza lezioni.
il primo bilancio del 27 agosto
Nelle prime ore, il bilancio parlava di circa 273 morti e quasi un migliaio di dispersi, con circa 8.700 famiglie (oltre 39.000 persone) direttamente colpite. Le inondazioni sono legate a un fenomeno noto come GLOF (Glacial Lake Outburst Flood, ovvero un’improvvisa fuoriuscita di un lago glaciale), che si verifica quando una diga morenica di un ghiacciaio cede improvvisamente dopo l’accumulo di acqua alla base del ghiacciaio, nelle zone più alte del fiume, in Tibet. Lo scioglimento accelerato dei ghiacciai dovuto al cambiamento climatico, combinato alle precipitazioni ad alta quota, contribuisce all’accumulo di acqua. Quando la pressione diventa eccessiva, la morena cede e provoca il rilascio improvviso delle acque del lago glaciale.
«Questa piena improvvisa è particolarmente devastante perché enormi volumi d’acqua si riversano attraverso una valle himalayana stretta e ripida. Trasportano con sé il materiale accumulato dal ghiacciaio: fango, massi, sedimenti e ghiaccio. È una vera e propria valanga liquida che si muove a velocità estremamente elevata attraverso il terreno impervio della valle del Trishuli, le cui acque hanno origine in Tibet prima di entrare in Nepal», spiega Julien Eyrard, coordinatore per i servizi idrici, igienico-sanitari e l’igiene di Azione Contro la Fame, che ha supervisionato la ricostruzione delle reti idriche in Nepal tra il 2015 e il 2025.
Queste inondazioni improvvise lasciano alle comunità pochissimo tempo per reagire e sono estremamente difficili da prevedere nelle remote regioni himalayane. La città di Bidur, dove i nostri team coordinavano le proprie operazioni nella valle del Trishuli, è stata completamente distrutta e spazzata via dalle acque dell’alluvione.
«Sebbene questi eventi stiano diventando sempre più frequenti a causa del riscaldamento globale, restano estremamente difficili da prevedere. Anche in Europa, alcuni laghi glaciali sono sottoposti a un monitoraggio rafforzato, in particolare nel massiccio del Monte Bianco. Purtroppo, in Asia, non tutte le aree ad alto rischio dispongono di sistemi di monitoraggio e di allerta precoce equivalenti», aggiunge Julien Eyrard.
Il disastro si è verificato nel pieno della stagione del raccolto, alimentando fin da subito il timore di una grave crisi di sicurezza alimentare per le comunità che vivono lungo il fiume — un timore che, come racconta l’aggiornamento più recente, si è purtroppo confermato.
Il nostro intervento
I nostri team di Azione Contro la Fame in Nepal sono al lavoro da subito dopo il disastro, nonostante strade interrotte e comunicazioni compromesse rendano ancora difficile raggiungere alcune comunità isolate. Rasuwa è un territorio che conosciamo bene.
Insieme ai partner locali Volunteers Corps Nepal (VCN) e HURENDEC, abbiamo attivato un programma di risposta integrata della durata di sei mesi, rivolto a 14.800 persone nei distretti di Rasuwa e Nuwakot, con priorità alle famiglie sfollate, alle case distrutte, ai nuclei guidati da donne, ai bambini sotto i cinque anni, alle donne in gravidanza o allattamento, agli anziani e alle persone con disabilità.
L’intervento agisce su più fronti:
- Sicurezza alimentare: 970 famiglie tra le più vulnerabili (quasi 3.900 persone) riceveranno razioni di cibo d’emergenza per 3-4 settimane.
- Acqua e servizi igienico-sanitari: ripristino dell’accesso all’acqua potabile con sistemi di stoccaggio e trattamento d’emergenza, servizi igienici temporanei nei siti di sfollamento, kit igiene per 970 famiglie e kit dignità per donne e adolescenti.
- Riparo: kit per un ricovero sicuro e dignitoso a 970 famiglie con la casa distrutta o gravemente danneggiata.
- Salute e nutrizione: cliniche mobili nelle comunità più difficili da raggiungere, con assistenza sanitaria materno-infantile, screening nutrizionale, fisioterapia e primo soccorso psicologico, oltre alla formazione di operatori sanitari e volontari locali.
«La portata di questo disastro è profondamente sconvolgente. Le comunità lungo il fiume Trishuli hanno già affrontato enormi difficoltà e ora molte famiglie stanno perdendo persone care, case, mezzi di sussistenza e accesso ai servizi essenziali. La nostra priorità immediata è capire i bisogni delle comunità colpite e garantire loro accesso ad acqua sicura, servizi igienici e cibo il più rapidamente possibile», spiega Ojaswi Acharya, Country Director di Azione Contro la Fame in Nepal.
«Questo disastro arriva in un momento particolarmente critico, nel pieno della stagione del raccolto. La distruzione dei terreni agricoli rischia di avere conseguenze ben oltre l’emergenza immediata, soprattutto per le famiglie che dipendono dall’agricoltura. Accanto all’assistenza urgente, dobbiamo già guardare a come proteggere la sicurezza alimentare e aiutare le famiglie a recuperare i propri mezzi di sussistenza», aggiunge Acharya.
La situazione resta in evoluzione: continueremo ad aggiornare questa pagina non appena avremo nuove informazioni dal campo.
