A mille giorni di crisi a Gaza, la situazione umanitaria rimane critica: oggi gli aiuti ci sono, ma non riescono a raggiungere le persone che ne hanno bisogno. Allo stesso tempo, la società israeliana è ancora alle prese con un profondo dolore e un trauma risalenti al 7 ottobre 2023.
Aiuti umanitari a Gaza: entrano, ma non arrivano
Attualmente entrano a Gaza in media circa 160 camion al giorno, una cifra ben al di sotto di quanto necessario per una risposta efficace. Il dato chiave è quanti camion raggiungono effettivamente la loro destinazione: circa la metà degli aiuti umanitari a Gaza non riesce a essere distribuita all’interno della Striscia e deve attendere al valico.
Gli ostacoli sono concreti: mancanza di camion ammessi, assenza di magazzini a causa dell’insicurezza, danni ingenti alle strade, restrizioni all’ingresso di materiali essenziali e continui attacchi nonostante il cessate il fuoco.
Malnutrizione a Gaza: dalla fame alla crisi cronica
Le famiglie riescono ad assumere calorie, ma la qualità della loro alimentazione non è migliorata dal cessate il fuoco. La malnutrizione a Gaza ha cambiato forma: oggi il problema è diventato cronico, perché la dieta consiste quasi esclusivamente in cereali, farina e alimenti trasformati, con un’assenza quasi totale di proteine, vitamine e micronutrienti.
Frutta e proteine vengono consumate solo una volta alla settimana o meno, le verdure due volte, aumentando i rischi nutrizionali a medio e lungo termine.
"Quando i bambini non ricevono un'alimentazione adeguata per lunghi periodi, l'impatto è irreversibile: influisce sulla loro crescita, sulla loro salute e sul loro futuro."
Cristina Izquierdo, coordinatrice nutrizionale del team di emergenza di Azione Contro la Fame.
“Anche quando le famiglie riescono a mangiare, non lo fanno in condizioni adeguate. La scarsa qualità della loro dieta vanifica, nel medio e lungo termine, i progressi nutrizionali che avevamo raggiunto”, aggiunge Izquierdo.
Nessun reddito e nessun mercato
I prezzi sono aumentati tra il 40% e il 300%, mettendo i beni di prima necessità fuori dalla portata della maggior parte delle famiglie. Il 63% riferisce difficoltà ad accedere ai mercati: di queste famiglie, il 93% cita la mancanza di denaro contante e il 54% i prezzi insostenibili.
La crisi umanitaria a Gaza ha distrutto quasi tutta la capacità produttiva locale: meno del 5% dei terreni coltivabili è accessibile, la maggior parte dei prodotti è importata e le famiglie dipendono quasi totalmente dagli aiuti esterni.
“Gli agricoltori che sosteniamo erano riusciti a riprendere possesso dei propri campi, degli attrezzi e persino delle serre. Ma ora gran parte di quei terreni è diventata inaccessibile a causa della violenza e dell’espansione delle zone militarizzate.” Natalia Anguera, responsabile delle operazioni per il Medio Oriente di Azione Contro la Fame.
Acqua a livelli critici
La popolazione dispone di una quantità d’acqua compresa tra i 6 e i 15 litri pro capite al giorno, meno di quanto necessario per sopravvivere.
Senza carburante, pezzi di ricambio e generatori, gli impianti di desalinizzazione e le reti idriche non funzionano. Il collasso dei servizi igienico-sanitari e l’accumulo di rifiuti stanno causando infestazioni di parassiti e una crisi di salute pubblica.
“In molte zone manca l’acqua potabile. Le persone bevono qualsiasi cosa riescano a trovare, anche se non è sicura.” Natalia Anguera, responsabile delle operazioni per il Medio Oriente di Azione Contro la Fame.
La nostra risposta
Nonostante le restrizioni e la situazione altamente instabile, i nostri team continuano a operare sul campo. Distribuiamo cibo, forniamo assistenza nutrizionale, garantiamo accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari, e sosteniamo i mezzi di sussistenza delle famiglie. Dal 2023 abbiamo aiutato più di 1,5 milioni di persone.
