Un’epidemia iniziata ad aprile. Identificata solo il 14 maggio. Nel mezzo, settimane in cui il virus si è mosso liberamente, senza che nessuno potesse fermarlo.
Ebola in DR Congo, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha dichiarato l’emergenza sanitaria internazionale. Noi di Azione Contro la Fame siamo sull’epicentro, a Mongbwalu, insieme a pochissime altre organizzazioni. E quello che vediamo ci preoccupa profondamente.
Un ceppo senza vaccino, in un’area ad alto traffico
Il virus identificato in DR Congo è il ceppo Bundibugyo: non esistono vaccini approvati né trattamenti specifici. Questa variante non è la più conosciuta, ma è altrettanto letale e si sta diffondendo in uno dei contesti peggiori possibili.
Mongbwalu è una zona mineraria. Le persone entrano ed escono continuamente, si spostano tra paesi e regioni. Tracciare i contatti in un posto così è già difficile in condizioni normali. In mezzo a un’epidemia appena scoperta, con settimane di diffusione silenziosa già alle spalle, è una sfida enorme.
I casi confermati hanno già raggiunto Kinshasa e Kampala.
“La situazione si sta evolvendo molto rapidamente. È ancora difficile attestare il numero esatto di casi e di decessi: l’epidemia è iniziata nei primi giorni di aprile ma è stata identificata soltanto il 14 maggio. Sono stati individuati numerosi contatti, in particolare nella zona di Mongbwalu, dove operiamo, ma anche nei dintorni di Bunia. Un caso è stato appena confermato a Goma. Si tratta del ceppo Bundibugyo, per il quale non esistono ancora vaccini né trattamenti approvati.”
Julie Drouet, Direttrice di Azione Contro la Fame nella Repubblica Democratica del Congo
Una crisi dentro una crisi
La Repubblica Democratica del Congo non è un paese che arriva a questa emergenza in buona salute: ne parliamo diffusamenente nella Mappa delle 10 principali emergenze alimentari globali. Anni di conflitto armato hanno lasciato sul campo sistemi sanitari distrutti, popolazioni spostate più volte, accesso alle cure quasi inesistente in molte aree.
Un’epidemia di Ebola senza vaccino, in questo contesto, non è solo un’emergenza sanitaria. È una crisi che si abbatte su persone che stavano già cercando di sopravvivere a un’altra crisi.
Gli operatori sanitari, che già lavorano in condizioni precarie, sono i primi esposti al contagio. I nostri team hanno avviato subito attività di sensibilizzazione del personale medico, acquistando e distribuendo dispositivi di protezione per ridurre il rischio di infezione nei centri sanitari. Ma le risorse non bastano mai, in luoghi come questo.
Senza fondi non si contiene niente
Il finanziamento agli aiuti umanitari internazionali sono in calo. Proprio ora, in uno dei momenti in cui sarebbero più necessari.
I prossimi giorni sono decisivi. Se l’epidemia non viene circoscritta adesso, quando ancora si può agire, diventerà molto più difficile farlo. Non possiamo lasciare queste comunità senza una risposta adeguata oggi: adesso siamo ancora in tempo. Noi restiamo sul posto.
