DONNE CONTRO LA FAME - Speciale 8 marzo

Per la Giornata Internazionale della Donna dell'8 marzo 2019 unisciti a Azione contro la Fame per celebrare le donne che, con il loro potere, stanno lottando insieme a noi per porre fine alla fame
Foto: Toby Madden

Quando si tratta di affrontare la fame, le donne sono da sempre le nostre alleate più forti, a partire dalle loro singole comunità

Una sola donna spesso ha in sé il potere e la forza di cambiare in meglio la sua comunità e la sua famiglia. Ricerche recenti sottolineano come le donne che partecipano alle decisioni familiari producono e guadagnano di più, il che aumenta il reddito familiare fino al 20%. E le donne tendono anche a spendere una maggior quota dei loro guadagni per promuovere un'igiene corretta e nutrire meglio le loro famiglie.

Negli ultimi 40 anni, la percentuale di bambini malnutriti nel mondo è stata dimezzata. Ma, ogni giorno, più di 5.000 bambini - due milioni ogni anno - perdono ancora la loro lotta contro la fame. Spesso i genitori non riconoscono i sintomi della malnutrizione finché non è troppo tardi, anche perché molte famiglie vivono in villaggi remoti che si trovano a chilometri di distanza dal centro sanitario più vicino. Inoltre in molti paesi a basso reddito sono le donne ad aver maggiori probabilità di vivere in condizioni di estrema povertà rispetto agli uomini e a rischiare di più di soffrire la fame e l’insicurezza alimentare.

Guatemala - MARÌA JOSEFINA

María Josefina Roque, 30 anni, appartiene al gruppo etnico Maya Chortí, molto punito dalla storia. Di fronte a un ecosistema sociale fortemente patriarcale, si può dire che Josefina è una pioniera nel suo vicinato e un'eroina universale. Lei per prima nella sua comunità – La Ceiba Talquezal in Jocotán, dipartimento di Chiquimula, Guatemala – ha superato le barriere del machismo diffuso e dell'analfabetismo cui tutti, e in particolare le donne, erano da sempre condannati.

María Josefina è diventata la segretaria della banca delle sementi del suo distretto, un progetto di Azione contro la Fame che cerca di variare la dieta delle famiglie e stabilizzare i prezzi. Con l'accumulo e la distribuzione del grano, si evita il rialzo dei prezzi durante i mesi di scarsità. In una comunità in cui le donne vivono completamente relegate alle faccende domestiche e ai campi, Josefina ha superato tutti questi ostacoli. Dopo un periodo di rifiuti più o meno espliciti nel suo ambiente sociale, ha finito per essere accettata da coloro che prima la disprezzavano per essere una donna. E tutto ciò, con 4 figli sotto la sua responsabilità, senza alcun aiuto se non quello della anziana madre.

Niger - MARYAM

Maradi è tra le regioni del Niger più segnate dall’insicurezza alimentare, piaga che affligge 2.6 milioni di persone in tutto il Paese. Povertà, degrado ambientale e crisi periodiche colpiscono duramente l’agricoltura e quando il raccolto è cattivo, tutto il sistema crolla.

Maryam Abouacar, psicologa infantile, negli ultimi anni ha trattato 4.500 casi di malnutrizione acuta al Centro di riabilitazione nutrizionale di Mayahi fondato da Azione contro la Fame, che continua a potenziare il suo intervento nel Paese assicurando aiuti sanitari e alimentari. Maryam ogni mattina contagia con la sua energia tutto il centro nutrizionale e porta un sorriso alle madri e ai bambini malnutriti, mentre li aiuta a camminare di nuovo. Sa che la sua forza spaventa gli uomini: "Non riesco a trovare un marito, ma almeno questo non mi impedisce di essere, almeno qui, 'la madre dei bambini di Mayahi'"

Unica donna e prima nel suo corso, Maryam – 38 anni – lavora con Azione contro la Fame dal 2013 e per molti nella sua comunità è un esempio da seguire. È disposta a dare tutto per un bambino, anche il proprio sangue: non ci pensa due volte a sottoporsi a una trasfusione per salvare la vita di un bambino con anemia.

Il suo obiettivo è rompere le barriere culturali, incoraggiare la pianificazione familiare ma soprattutto rafforzare il legame mamma-bambino, che spesso si deteriora dopo il ricovero in ospedale per via dell’allontanamento fisico. Tutto per combattere la malnutrizione attraverso il gioco, le attività di sensibilizzazione e il sostegno psicologico alle madri. "Il gioco fa parte della terapia. È un esercizio che le madri dovrebbero ripetere come se prendessero un farmaco, perché noi dottori abbiamo tecniche avanzate, ma quello che non possiamo donare è l’amore di una mamma".

Filippine - JOHAIRA

Johaira Macaombao fuggì dalla sua città, Marawi (Filippine), quando iniziò l'assedio nel maggio 2017. È riuscita a tornare a casa qualche mese fa, ma nulla ormai è più lo stesso.

“Le bombe non scelgono su chi cadere, civili o militari. Ecco perché abbiamo deciso di fuggire. Abbiamo camminato lungo le strade secondarie perché la battaglia si era intensificata sulle strade principali. Le bombe cadevano dappertutto, due dei miei nipoti furono colpiti. Abbiamo passato 8 mesi molto duri, mangiando solo riso. Quando la guerra è finita, ci è stato concesso di tornare a casa nostra, ma l’abbiamo ritrovata completamente saccheggiata. In più, non avevamo alcun mezzo di sostentamento. Prima della guerra eravamo agricoltori, ma adesso a Marawi non c'è più un solo mercato dove poter vendere i nostri prodotti".

Sopravvivere è ogni giorno più difficile. I suoi figli piangono perché hanno fame, ma lei ha ben poco da dar loro. Il primo ad ammalarsi è stato Rahim, che piangeva in continuazione e aveva delle macchie rosse sulla pelle: "Piangeva e dormiva. Dormiva troppo, anche questo mi preoccupava: a volte lo svegliavo solo per vedere se era ancora vivo. Ho provato ad allattarlo, ma lui non voleva. Non capivo cosa stesse succedendo. Mia madre mi ha consigliato di portarlo in ospedale, ma non avevamo soldi. Come avremmo pagato le bollette? E le medicine prescritte dai medici?".

Un giorno, una squadra di Azione contro la Fame fece dei controlli medici nella zona ai bambini al di sotto dei cinque anni: "Dopo la visita, mi dissero che i gemelli soffrivano di malnutrizione acuta e la bimba di malnutrizione moderata. Ma come potevano non essere ammalati, visto che per mesi avevamo mangiato solo riso?”.

Ora i figli di Johaira stanno bene, dopo le cure a base di Cibo terapeutico pronto all’uso: stanno riguadagnando peso e sono molto più attivi. “Spero di poter tornare presto alla nostra vita precedente, quando guadagnavo abbastanza per sfamare i miei figli. Spero che la vita ritorni a Marawi”.

Mali - HAWA

Hawa Koulibali è un’Operatrice Sanitaria di Comunità a Kourougue, Mali. Lavora per aiutare gli uomini, le donne e i bambini del suo villaggio. “Prima che arrivasse Hawa, c’era tanta sofferenza. Morivano molti bambini. Adesso i nostri figli si ammalano di meno” dicono i suoi compaesani.

Il lavoro di Hawa nelle comunità più remote è fondamentale: “Già il mio primo giorno qui, salvai la vita di un bambino”. I genitori non sanno riconoscere i segnali della malnutrizione e spesso non hanno le risorse per portare i loro figli in ospedale. Alcuni villaggi distano più di 200 km dal centro sanitario più vicino. Ora, grazie ad Hawa, è possibile diagnosticare e curare la malnutrizione direttamente nei villaggi.

“Il mio compito è visitare i bambini e parlare con le madri: parlare di malnutrizione, pianificazione famigliare, malaria… Prima che arrivassi qui c’era poca conoscenza su temi come salute, nutrizione e igiene”. Ora la vita è cambiata a Kourougue: i bambini sono più sani e le madri più felici.

Gaza - WAFAA e HANAA

"Nemmeno nei nostri sogni più folli avremmo immaginato di esportare i nostri prodotti artigianali in tutta la West Bank" dicono Wafaa e Hanaa, mostrando con orgoglio i cuscini e le lenzuola che hanno disegnato e cucito insieme.

Le due sorelle ora di sognare non smettono più: vorrebbero trasformare la loro attività in una piccola azienda, ma farlo nei Territori Palestinesi Occupati non è per nulla facile. A 52 anni dall'inizio dell'occupazione israeliana e a 12 dal blocco della Striscia di Gaza e della Cisgiordania, le restrizioni al movimento delle merci e delle persone non consentono lo sviluppo di alcuna attività produttiva: "Possiamo lasciare Gaza solo a condizioni molto restrittive", spiega Wafaa. "Non siamo ancora riuscite a consegnare i grandi ordini che abbiamo iniziato a ricevere dalla West Bank attraverso la nostra pagina di Facebook".

Hanaa, 35 anni, madre di sei figli, è l'unica a provvedere economicamente alla famiglia da quando suo marito ha perso il lavoro in Israele durante la seconda Intifada nel 2001. Gli scontri ricorrenti a Gaza hanno segnato anche la sorella più giovane, la 25enne Wafaa: nel 2014 il piccolo laboratorio di cucito che aveva creato in casa per sostenere i suoi studi universitari, è stato completamente distrutto. Attraverso il progetto di impreditoria femminile di Azione contro la Fame, le sorelle hanno iniziato a lavorare insieme: "Il corso di formazione ci ha mostrato come gestire un'impresa. Abbiamo anche imparato come gestire la pubblicità attraverso Facebook!” sorride Wafaa.

Hanaa si dice fortunata perché la sua famiglia la sostiene: “Durante il corso di Azione contro la Fame ho incontrato donne vittime di violenze domestiche. Sogno di avere un giorno una piccola fabbrica gestita da donne che hanno vissuto queste problematiche". Wafaa annuisce e aggiunge: "Ogni donna sogna il matrimonio e la maternità, ma in questo momento il mio lavoro viene prima".

 

Una delle strategie più innovative ed efficaci di Azione contro la Fame per combattere la malnutrizione è proprio quella di formare Operatori sanitari di comunità e volontari, la maggior parte dei quali sono donne. Queste donne visitano le case nei loro villaggi, controllando la salute di bambini e madri. Se necessario, forniscono cure per malattie potenzialmente letali, tra cui malaria, polmonite e malnutrizione. Oltre a effettuare gli interventi più urgenti, gli Operatori sanitari di comunità formano anche gli adulti e le madri in primis, su una serie di problemi di salute, tra cui nutrizione e igiene, aiutandoli a comprendere le malattie che i loro bambini affrontano e come prevenirli in futuro. A partire da un singolo Operatore sanitario di comunità, il cambiamento si diffonde: da madre a figlio, tra vicini di casa, da villaggio a villaggio.

Azione contro la Fame, forte della sua competenza e esperienza in tutto il mondo, lavora insieme a tante e donne per far sì che nessun bambino soffra la fame.

L’8 marzo unisciti a noi in questa Giornata Internazionale della Donna, per celebrare le donne che, con il loro potere, stanno guidando la lotta per porre fine alla fame.

Nei prossimi giorni scopri, una per una, le storie di alcune di loro seguendoci sui social, condividi quelle che più ti hanno conquistato e che pensi siano da esempio per le donne di tutto il mondo. Tagga Azione contro la Fame sui social: #WomenAgainstHunger, #8marzo, #InternationalWomensDay, #IWD2019

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