Sul nostro pianeta c’è cibo a sufficienza per tutti. Eppure, 673 milioni di persone soffrono la fame. È inaccettabile! Per questo, noi di Azione Contro la Fame, da oltre 45 anni, assicuriamo cibo, acqua, salute e formazione. Sviluppiamo soluzioni innovative per salvare la vita ai bambini malnutriti e garantire a ogni persona una vita libera dalla fame.
Interveniamo nei territori di guerra, nei disastri naturali, nei luoghi più sperduti del mondo e nelle comunità più vulnerabili delle nostre città. Coinvolgiamo la società civile e facciamo pressione sulle istituzioni politiche per combattere le cause strutturali della fame: disuguaglianze, conflitti e cambiamenti climatici.
Siamo convinti che insieme possiamo fermare la fame.
PROGETTI "MAI più Fame" PER L'EMERGENZA
Gaza
Il contesto
La Striscia di Gaza vive una crisi umanitaria senza precedenti. Il Famine Review Committee ha confermato la carestia (Fase 5 IPC) nel Governatorato di Gaza, con rischio di estensione a Deir al-Balah e Khan Younis: è la prima dichiarazione ufficiale di carestia a Gaza e una delle pochissime al mondo. Oltre mezzo milione di persone affrontano già fame estrema e morti evitabili, e l’ONU avverte che senza un massiccio afflusso di aiuti la carestia si allargherà rapidamente.
Intanto, ospedali, scuole e reti idriche sono distrutti, l’accesso all’acqua e alle cure è compromesso e 1,9 milioni di persone sono state costrette a fuggire più volte dal marzo 2025. Gli aiuti che riescono a entrare restano drammaticamente insufficienti.
L’allarme nutrizionale è gravissimo: entro giugno 2026 oltre 132.000 bambini sotto i cinque anni rischiano la malnutrizione acuta, di cui 41.000 in forma grave; migliaia di donne incinte o in allattamento hanno urgente bisogno di sostegno per proteggere la propria salute e quella dei loro figli.
La nostra risposta
Presenti a Gaza dal 2005, con l’escalation del 2023 abbiamo ampliato in modo drastico il nostro intervento per far fronte a una crisi senza precedenti. Oggi ci concentriamo su tre pilastri:
- Nutrizione e salute: distribuiamo alimenti terapeutici pronti all’uso, avviamo programmi di alimentazione supplementare per bambini e donne, sosteniamo cucine comunitarie e realizziamo screening di massa per individuare e curare tempestivamente la malnutrizione.
- Acqua, sanità e igiene (WASH): garantiamo acqua potabile tramite autobotti e sistemi di emergenza, distribuiamo kit igienici, coperte e teli e installiamo latrine per prevenire epidemie trasmesse dall’acqua.
- Protezione e alloggio: offriamo tende e rifugi temporanei, oltre a spazi di sostegno psicosociale per madri e bambini esposti a traumi e stress.
Difendiamo la dignità delle persone e chiediamo che sia rispettato il diritto internazionale umanitario. Continueremo a invocare un cessate il fuoco, l’accesso umanitario senza restrizioni e l’ingresso di cibo, acqua, carburante e forniture mediche su scala adeguata, come richiesto dalle analisi IPC e dalle agenzie ONU.
India
Il contesto
L’India, con oltre 1,4 miliardi di abitanti, è la nazione più popolosa al mondo e uno dei Paesi dove le disuguaglianze si manifestano con maggiore forza. Accanto a una crescita economica rapida, milioni di famiglie vivono in condizioni di estrema povertà, soprattutto negli slum delle grandi città come Mumbai e Delhi.
Il Paese è inoltre tra i più esposti agli effetti del cambiamento climatico: ondate di calore record, piogge torrenziali, alluvioni e siccità si ripetono ogni anno, colpendo soprattutto le comunità più fragili. Questi eventi non solo compromettono la sicurezza alimentare e i mezzi di sussistenza, ma aumentano il rischio di malattie e aggravano la vulnerabilità delle famiglie già in difficoltà.
Le conseguenze sono drammatiche soprattutto per i più piccoli: l’India è tra i Paesi con il numero più alto al mondo di bambini malnutriti. Nei primi 1000 giorni di vita, quando si gettano le basi per la crescita e lo sviluppo, troppe bambine e bambini soffrono di malnutrizione acuta o cronica. Le donne incinte e in allattamento, spesso prive di un’alimentazione adeguata e di un accesso regolare ai servizi sanitari
La nostra risposta
Dal 2010 operiamo in India per prevenire e curare la malnutrizione infantile, migliorare la salute materna e costruire resilienza nelle comunità più vulnerabili. Con il progetto UMANG a Mumbai (Nehru Nagar, Shatabdi Hospital – Govandi e Cooper Hospital) portiamo avanti interventi integrati su più fronti:
- Screening e cure: da aprile a giugno 2025 abbiamo effettuato oltre 2.800 screening, identificando e trattando bambini con malnutrizione acuta moderata e grave. Nei nostri centri POSHAN OPD e Nutrition Rehabilitation Centre forniamo alimenti terapeutici, cure specialistiche e follow-up costanti.
- Supporto a madri e caregiver: più di 1.000 sessioni di counseling hanno coinvolto donne incinte, madri in allattamento, mariti e nonne, per rafforzare le pratiche di nutrizione, igiene, allattamento esclusivo e cura del neonato.
- Kangaroo Mother Care (KMC): al Cooper Hospital un’unità dedicata assicura assistenza ai neonati prematuri e a basso peso. Solo nell’ultimo trimestre oltre 50 neonati hanno beneficiato della KMC, con significativi progressi nella sopravvivenza e nell’aumento di peso.
- Formazione locale: rafforziamo le competenze di operatori sanitari, infermieri e Anganwadi workers con training specifici sulla nutrizione infantile e la KMC, per garantire continuità e qualità nei servizi.
REPUBBLICA CENTRAFRICANA
Il contesto
La sicurezza rimane estremamente precaria in molte regioni della Repubblica Centrafricana, dove la violenza dei gruppi armati limita l’accesso ai servizi di base e ostacola l’assistenza umanitaria. Attualmente, circa 3,4 milioni di persone necessitano di supporto urgente, con particolari criticità nelle aree rurali e nei distretti più isolati. Nella regione di Ouham-Pendé, la situazione è particolarmente drammatica: il 30% della popolazione vive in insicurezza alimentare e un bambino su dieci soffre di malnutrizione acuta.
Le regioni centrali e settentrionali affrontano periodi di siccità ricorrenti. Durante la stagione delle piogge, alcune aree subiscono inondazioni che danneggiano raccolti, abitazioni e infrastrutture, aggravando lo spostamento forzato delle popolazioni. La deforestazione e l’erosione del suolo riducono ulteriormente la capacità delle comunità di produrre cibo e sostentamento.
La nostra risposta
Nel distretto sanitario di Ngaoundaye operiamo per garantire accesso a cure gratuite, prevenzione e protezione alle comunità più colpite. La nostra azione si concentra su quattro priorità:
- Sanità e nutrizione: continuiamo a rafforzare ospedali e centri sanitari con farmaci, attrezzature e formazione del personale, per garantire cure gratuite a bambini sotto i cinque anni e a donne in gravidanza o allattamento. Nei casi più gravi, assicuriamo trasporto e ricovero senza costi per le famiglie.
- Prevenzione e trattamento della malnutrizione: promuoviamo lo screening precoce tramite il metodo family MUAC, per permettere ai genitori di riconoscere subito i segnali della malnutrizione. Al tempo stesso, ci impegniamo a mantenere forniture regolari di alimenti terapeutici, latte medicinale e Plumpy’Nut.
- Supporto psicosociale: creiamo spazi sicuri e a misura di bambino nei centri sanitari, dove le madri trovano sostegno psicologico e i bambini malnutriti attività di stimolazione che favoriscono lo sviluppo e la guarigione.
- Educazione e resilienza comunitaria: organizziamo dimostrazioni di cucina con prodotti locali e gruppi di sensibilizzazione per promuovere pratiche di allattamento esclusivo, igiene e alimentazione sana. Lavoriamo con le autorità sanitarie locali e con le comunità.
Libano
Il contesto
Il Libano affronta una crisi complessa e prolungata. L’accoglienza di oltre un milione di rifugiati siriani ha messo sotto enorme pressione risorse già limitate, mentre il crollo economico e l’instabilità politica hanno impoverito gran parte della popolazione locale.
La recente escalation di violenze lungo il confine con Israele ha aggravato ulteriormente la situazione: più di 120.000 persone sono state costrette a fuggire, migliaia di ettari di terreni agricoli e uliveti sono stati distrutti, il bestiame perso e infrastrutture vitali danneggiate. Questa perdita di risorse riduce drasticamente la disponibilità di cibo, mentre l’accesso ad acqua e energia è sempre più compromesso. Secondo le stime, entro la fine del 2024 oltre 1,14 milioni di persone rischiano di vivere in condizioni di grave insicurezza alimentare.
La nostra risposta
Dal 2006 siamo presenti in Libano con un approccio integrato che unisce assistenza umanitaria immediata e sostegno allo sviluppo locale, rafforzando la coesione sociale tra rifugiati e comunità locali. Oggi la nostra azione si concentra su tre fronti prioritari:
- Acqua, igiene e sanità (WASH): garantiamo accesso a servizi vitali di acqua potabile e igiene nelle aree più colpite, attraverso camion-cisterna, latrine, docce e kit igienici. Solo nel 2024 abbiamo assicurato acqua sicura a oltre 29.000 persone e servizi igienico-sanitari a più di 39.000 nella regione di Baalbeck-Hermel.
- Nutrizione e salute: promuoviamo l’allattamento esclusivo e pratiche alimentari adeguate nei primi 1000 giorni di vita, forniamo micronutrienti ai bambini, counseling personalizzato a donne incinte e madri, e screening nutrizionali con il metodo family MUAC. Continuiamo a rafforzare le capacità degli operatori sanitari locali e a creare spazi protetti per le madri nei rifugi collettivi.
- Assistenza diretta e coesione: distribuiamo pasti caldi, coperte e aiuti economici alle famiglie sfollate per rispondere ai bisogni immediati di cibo e alloggio. Allo stesso tempo, investiamo nella coesione sociale e nella riduzione delle tensioni ambientali tra rifugiati e comunità locali.
MYANMAR
Il contesto
Dal colpo di Stato del 2021 il Myanmar vive un periodo di profonda instabilità: lo Stato di diritto è crollato, i conflitti armati si sono diffusi in gran parte del Paese e milioni di civili sono stati costretti a fuggire. Gli stati di Chin, Kachin, Rakhine e Shan, già segnati da anni di violenza, hanno visto peggiorare le condizioni di vita, con accesso limitato a cure mediche, istruzione e servizi essenziali.
A questa crisi politica e umanitaria si sono sommati gravi disastri naturali: inondazioni stagionali, siccità e, il 28 marzo 2025, un terremoto di magnitudo 7,7 che ha devastato le regioni di Sagaing, Mandalay ed Est Bago, causando oltre 3.000 morti, 4.000 feriti e distruggendo interi villaggi. Oggi, un quarto della popolazione vive in grave insicurezza alimentare, senza accesso regolare a cibo nutriente, acqua sicura e cure mediche. La distruzione delle infrastrutture sanitarie e delle reti idriche ha aggravato i rischi di epidemie: casi di dissenteria sono già diffusi e si teme un’epidemia di colera.
La nostra risposta
Siamo presenti in Myanmar dal 1994 e, dopo il terremoto del marzo 2025, abbiamo rafforzato il nostro intervento con un approccio integrato insieme ai partner locali. Oggi ci concentriamo su:
- Salute e nutrizione: cliniche mobili, cure gratuite e screening per la malnutrizione, con consulenza nutrizionale alle famiglie.
- Sicurezza alimentare: distribuzione di pacchi alimentari acquistati nei mercati locali e assistenza economica diretta per sostenere i mezzi di sussistenza.
- Acqua, igiene e sanità (WASH): accesso ad acqua potabile, kit igienici anche sostenibili e riabilitazione di infrastrutture danneggiate per prevenire epidemie.
- Supporto psicosociale: spazi sicuri per madri e bambini, assistenza psicologica individuale e di gruppo, prevenzione delle violenze di genere.
PROGETTI "mai più fame" PER L'AUTONOMIA
Italia
Il contesto
Anche in Italia la povertà non è un dato astratto, ma una realtà che colpisce milioni di famiglie. Oggi 5,7 milioni di persone vivono in povertà assoluta, tra cui 1,3 milioni di minori, mentre oltre 8,5 milioni di persone si trovano in povertà relativa (14,5% della popolazione – dati ISTAT 2025).
Gli interventi prevalenti restano emergenziali – distribuzione di pacchi alimentari con cibi non deperibili – e non sempre garantiscono nutrienti freschi ed essenziali. Inoltre, il sostegno economico, pur fondamentale, spesso non favorisce inclusione sociale né autonomia, lasciando le famiglie intrappolate in strategie di sopravvivenza che compromettono salute, opportunità lavorative e qualità della vita. In questo scenario, il rischio di insicurezza alimentare continua a crescere anche in un Paese ad alto reddito come l’Italia.
La nostra risposta
Per Azione contro la Fame la povertà non è solo mancanza di reddito, ma una trappola sociale da cui vogliamo aiutare le famiglie a uscire. Con il programma “Mai più Fame: dall’emergenza all’autonomia”, attivo dal 2022 a Milano (quartieri Gallaratese e Sud Milano) e Napoli (Forcella e Quartieri Spagnoli), accompagniamo le famiglie più vulnerabili lungo un percorso di quattro mesi che integra:
- Sostegno immediato: contributi economici per l’acquisto di cibo fresco e sano, così da garantire subito un’alimentazione dignitosa.
- Educazione alimentare: workshop e consulenze con nutrizionisti, che aiutano le famiglie ad adottare abitudini più sane e sostenibili.
- Inclusione sociale e lavorativa: percorsi di formazione e accompagnamento al lavoro per favorire autonomia economica e riattivazione sociale.
I risultati confermano l’efficacia dell’approccio: molte persone hanno trovato un’occupazione, avviato attività autonome o scelto di tornare a studiare. Il nostro obiettivo per il futuro è consolidare e ampliare questo modello, dimostrando che è possibile andare oltre l’assistenza emergenziale: restituire dignità, autonomia e stabilità significa rompere il ciclo della povertà e garantire il diritto al cibo anche in Italia.
KENYA
Il contesto
Il Kenya è tra i Paesi più colpiti dalla crisi climatica. Negli ultimi anni siccità sempre più lunghe si alternano a violente inondazioni, distruggendo raccolti, bestiame e infrastrutture. Questo ha compromesso la sopravvivenza delle comunità pastorali e aggravato la diffusione di epidemie come colera e malaria: in alcune contee oltre un terzo della popolazione ne è stato colpito.
Oggi circa 1,9 milioni di persone vivono in grave insicurezza alimentare, con tassi allarmanti di malnutrizione infantile. Le donne e i bambini restano i più vulnerabili, mentre sistemi sanitari fragili rendono difficile rispondere alle emergenze.
La Contea di Isiolo, una delle 23 terre aride e semi-aride (ASAL), è tra le più colpite. Qui la scarsità di pascoli e acqua alimenta anche conflitti intercomunitari, che aggravano povertà e malnutrizione. Secondo le valutazioni IPC 2025, oltre 47.000 persone a Isiolo necessitano di assistenza urgente
La nostra risposta
Dal 2002 lavoriamo in Kenya per rafforzare la resilienza delle comunità colpite dalla crisi climatica, con un focus particolare sulla contea di Isiolo. Il nostro impegno oggi si concentra su:
- Salute e nutrizione: screening regolari dei bambini, presa in carico dei casi di malnutrizione e promozione di buone pratiche di alimentazione e igiene, grazie a Community Health Promoters e gruppi Mother-to-Mother.
- Acqua, igiene e sanità (WASH): infrastrutture idriche sostenibili – pozzi ad alto rendimento, serbatoi booster, punti di raccolta comunitari e sistemi di irrigazione – alimentati da energia solare, per garantire acqua sicura a famiglie, coltivazioni e bestiame.
- Agricoltura e sicurezza alimentare: promuoviamo pratiche di Climate Smart Agriculture e agroforestazione, sosteniamo fattorie dimostrative, distribuiamo kit di irrigazione e organizziamo giornate di scambio per migliorare produttività, reddito e accesso ai mercati locali.
- Resilienza comunitaria: lavoriamo con i Comitati di Gestione dell’Acqua e con il Dipartimento Sanitario di Isiolo per rafforzare governance, inclusione e partecipazione nella gestione delle risorse.
NEPAL
Il contesto
Il Nepal è tra i Paesi più esposti agli effetti della crisi climatica. Frane, alluvioni e siccità colpiscono con sempre maggiore frequenza un’agricoltura fragile, basata soprattutto su colture di sussistenza poco diversificate. Le famiglie vulnerabili restano intrappolate in diete monotone e povere di nutrienti, con conseguenze drammatiche sui bambini: i tassi di malnutrizione cronica infantile restano tra i più alti della regione.
Circa un quarto della popolazione soffre di insicurezza alimentare moderata o grave. La migrazione dei giovani riduce ulteriormente la forza lavoro agricola, mentre le donne – spesso responsabili della produzione e della cura familiare – hanno accesso limitato a risorse e opportunità, aumentando il rischio di esclusione e insicurezza alimentare.
La nostra risposta
Siamo presenti in Nepal dal 2011. Con il progetto PoWER – Promotion of Women Empowerment and Resilient Livelihoods, attivo nel distretto di Udayapur, sosteniamo 900 famiglie vulnerabili, con un focus particolare sulle donne, integrando nutrizione, mezzi di sussistenza e adattamento climatico.
- Salute e nutrizione: mobilitiamo Female Community Health Volunteers (FCHVs) per screening nutrizionali dei bambini sotto i 5 anni e campagne di sensibilizzazione; promuoviamo diete più varie grazie all’uso di colture locali ricche di micronutrienti.
- Sicurezza alimentare e lavoro: formiamo gruppi di donne agricoltrici e giovani a pratiche agricole sostenibili, sosteniamo la coltivazione di specie trascurate e sottoutilizzate (NUCS), orti familiari e piccole imprese agricole (funghi, ortaggi), affiancandoli con strumenti di marketing digitale e supporto alle PMI locali.
- Adattamento climatico e DRR: piantiamo bambù lungo i corsi d’acqua per ridurre erosione e rischio di frane, sequestrare carbonio e creare nuove opportunità di reddito; interveniamo con assistenza alimentare e voucher in caso di emergenze, come le inondazioni che colpiscono regolarmente la zona.
- Capacità locale ed empowerment femminile: collaboriamo con partner locali come Sahara Nepal per rafforzare la governance comunitaria, l’inclusione e l’imprenditorialità femminile, offrendo formazione tecnica, alfabetizzazione digitale e accesso ai mercati.