Ebola in DR CongoEbola in DR Congo

Ebola in DR Congo: un virus senza vaccino in un paese già senza niente

22/05/2026
Un’epidemia iniziata ad aprile. Identificata solo il 14 maggio. Nel mezzo, settimane in cui il virus si è mosso liberamente, senza che nessuno potesse fermarlo.

Adesso l’ebola in DR Congo ha oltre 120 casi confermati, più di 900 sospetti e più di 220 morti. L’OMS ha dichiarato l’emergenza sanitaria internazionale. Azione Contro la Fame è sull’epicentro, a Mongbwalu, insieme a pochissime altre organizzazioni. E quello che vediamo ci preoccupa profondamente.

Il ceppo Bundibugyo: niente vaccino, niente cura

Il virus identificato in DR Congo è il ceppo Bundibugyo: non esistono vaccini approvati né trattamenti specifici. Questa variante non è la più conosciuta, ma è altrettanto letale e si sta diffondendo in uno dei contesti peggiori possibili.

Mongbwalu è una zona mineraria. Le persone entrano ed escono continuamente, si spostano tra paesi e regioni. Tracciare i contatti in un posto così è già difficile in condizioni normali. In mezzo a un’epidemia appena scoperta, con settimane di diffusione silenziosa già alle spalle, è una sfida enorme. I casi confermati hanno già coinvolto 12 località.

I test rapidi per il Bundibugyo non esistono: ogni campione deve viaggiare fino ai laboratori di Kinshasa o Goma. Il che significa giorni di attesa, e giorni in cui il virus continua a diffondersi senza che nessuno lo sappia.

“Siamo presenti nella zona sanitaria di Mongbwalu, la più colpita, e in tre altre zone dell'Ituri dove temiamo nuovi contagi nei prossimi giorni. I nostri team sono altamente mobilitati per proteggere gli operatori sanitari, particolarmente esposti al rischio di infezione”

Una crisi dentro una crisi

La Repubblica Democratica del Congo non è un paese che arriva a questa emergenza in buona salute: ne parliamo diffusamenente nella Mappa delle 10 principali emergenze alimentari globali. Anni di conflitto armato hanno lasciato sul campo sistemi sanitari distrutti, popolazioni spostate più volte, accesso alle cure quasi inesistente in molte aree.

Un’epidemia di Ebola senza vaccino, in questo contesto, non è solo un’emergenza sanitaria. È una crisi che si abbatte su persone che stavano già cercando di sopravvivere a un’altra crisi.

Inoltre, solo il 37% della popolazione della RDC ha accesso ad acqua pulita. Il semplice lavaggio delle mani con il sapone, una misura di prevenzione di base contro l’ebola, è quasi impossibile.

Ebola e malnutrizione: perché si alimentano a vicenda

Ebola e malnutrizione non sono due emergenze parallele.
Un bambino malnutrito ha un sistema immunitario compromesso: le probabilità di morire sono più alte, la risposta alle cure è più debole.

Ma c’è anche il meccanismo inverso.

Un’epidemia interrompe i servizi sanitari: le famiglie smettono di portare i bambini ai centri di salute per paura del contagio. I programmi nutrizionali si bloccano. I mercati chiudono, i mezzi di sussistenza si interrompono. Ogni settimana di epidemia non contenuta è una settimana in cui la malnutrizione peggiora.

Nell’Ituri, dove 1,5 milioni di persone vivono già in insicurezza alimentare, questo effetto a cascata può essere devastante.

Cosa sta facendo Azione Contro la Fame

In 12 strutture sanitarie di Mongbwalu, i nostri team sul campo hano distribuito dispositivi di protezione individuale per il personale medico e materiale per il controllo delle infezioni: cloro, nebulizzatori, materiale per la pulizia.

Sono in corso la riabilitazione delle infrastrutture idriche negli ospedali, la formazione degli operatori sanitari, l’attivazione di sistemi di triage verso i centri di trattamento.

Le sfide logistiche sono enormi. I voli umanitari da e verso le zone colpite sono sospesi, il che complica gli spostamenti dei team. E i fondi sono molto limitati.

“Non possiamo permetterci di fermare i nostri progetti di emergenza già in corso. I nostri team devono adattare le attività per proteggere le comunità e il personale, e spezzare la catena di trasmissione del virus. Ma le azioni di emergenza devono continuare.”

Senza fondi non si contiene niente

Il finanziamento agli aiuti umanitari internazionali sono in calo, proprio nel momento in cui servono di più. 

Nel 2025, su ogni 100 dollari necessari per rispondere alla crisi umanitaria in Congo, ne sono arrivati solo 25. E adesso ci si aggiunge un’epidemia di ebola senza vaccino.

I prossimi giorni sono decisivi. Se l’epidemia non viene circoscritta adesso, quando ancora si può agire, diventerà molto più difficile farlo. Non possiamo lasciare queste comunità senza una risposta adeguata oggi: adesso siamo ancora in tempo. Noi restiamo sul posto. 

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