Bambini in Africa che cercano acquaBambini in Africa che cercano acqua

El Niño: il fenomeno climatico che aggrava la fame nel mondo

24/04/2024

El Niño è tornato, e quest’anno potrebbe essere uno dei più forti mai registrati. El Niño è ormai consolidato e nei prossimi mesi si intensificherà fino a diventare un evento molto forte, con grandi effetti su piogge e temperature e rischi di alluvioni, siccità e caldo estremo: è quanto ha comunicato a settembre l’Organizzazione meteorologica mondiale. La probabilità che duri fino a febbraio 2027 è ormai vicina al 100%, e l’agenzia ONU non aveva mai emesso una previsione così netta.In Europa, in questi mesi, abbiamo assistito a un aumento anomalo delle temperature. Infatti, il 2023 è stato l’anno con la temperatura globale più alta mai registrata. Il cambiamento climatico, aggravato da eventi atmosferici estremi, è una minaccia reale che impatta sulla vita di milioni di famiglie di tutto il mondo.

La causa è El Niño, un fenomeno climatico che si verifica ogni 3-7 anni e che provoca un riscaldamento delle acque oceaniche. Insieme a El Niño si manifesta anche La Niña, il fenomeno che invece ne provoca il raffreddamento. L’alternarsi di questi due fenomeni causa la variazione delle temperature globali e aggrava le manifestazioni di eventi estremi come tempeste tropicali, siccità ed inondazioni, minacciando la sicurezza alimentare globale.  

L’episodio di El Niño del 2016 ha avuto un impatto profondo su oltre 60 milioni di persone, incidendo sull’agricoltura, la sicurezza alimentare e la salute. Nel 2023 è tornato, portando piogge torrenziali in alcune regioni e siccità in altre, danneggiando i raccolti e ostacolando la produzione agricola mondiale. Quello del 2026 arriva in un mondo ancora più fragile. Come spiega la FAO, il pianeta oggi è molto più caldo e, con conflitti e insicurezza alimentare così diffusi, colpirà più duramente chi è già vulnerabile e ha poche risorse per reagire.

EL NIÑO 2026: COSA SAPPIAMO

Per il periodo tra settembre e novembre 2026, le previsioni indicano temperature sopra la media in quasi tutte le terre emerse. Il picco è atteso verso la fine dell’anno, ma le conseguenze sul clima continueranno per buona parte del 2027. Secondo il Programma Alimentare Mondiale (WFP), c’è l’81% di probabilità di un El Niño molto forte, con temperature del mare ai livelli più alti almeno dal 1982, e potrebbe diventare il più intenso dal 1950.

Forse hai sentito parlare di “super El Niño”. È un’espressione usata dai media, ma la WMO classifica questi eventi come deboli, moderati, forti o molto forti, e non usa il termine “super El Niño” nei suoi documenti ufficiali. 

Cosa significa per la fame nel mondo. Analizzando 45 paesi vulnerabili, il WFP stima che le persone in insicurezza alimentare acuta potrebbero aumentare di quasi 49 milioni, arrivando a 274 milioni entro la fine del 2027. Pesa anche un altro problema: i tagli ai fondi da parte dei donatori statunitensi ed europei stanno riducendo i dati raccolti sulla sicurezza alimentare, proprio quando servirebbero di più per capire dove sta arrivando una crisi. 

A giugno FAO e WFP hanno lanciato per la prima volta un appello congiunto di 202 milioni di dollari per proteggere quasi nove milioni di persone in 22 paesi ad alto rischio, tra cui Etiopia, Kenya, Madagascar, Nigeria, Somalia, Sudan e Zimbabwe in Africa; Afghanistan, Pakistan e Filippine in Asia; Colombia, Guatemala, Haiti e Venezuela in America Latina. 

L’IMPATTO DI EL NIÑO NEL MONDO

L’IMPATTO DI EL NIÑO IN CENTRO E SUD AMERICA

In Centro e in Sud America il sostentamento di milioni di persone dipende dall’agricoltura. El Niño fa seccare i campi e causa una drastica diminuzione dei raccolti, mettendo a rischio l’attività degli agricoltori e lasciando molte famiglie a rischio fame e malnutrizione.

Quest’anno la regione è tra le più esposte: in America Centrale le persone in insicurezza alimentare potrebbero aumentare dell’83%. Secondo la FAO, il rischio di siccità per l’agricoltura è più alto nel Corridoio Secco, in Colombia, Venezuela, Cuba, Repubblica Dominicana e Haiti. 

In Colombia la mancanza di acqua fa diminuire le disponibilità di servizi igienici e fa aumentare il rischio di malattie, mettendo a rischio la vita di 22 milioni di persone in tutto il Paese.

"Le colture stanno subendo le conseguenze del cambiamento climatico. Il caldo eccessivo o la pioggia li indeboliscono, gli alberi cadono, tutto marcisce e il cibo scarseggia"

L’IMPATTO DI EL NIÑO IN ASIA

El Niño in Asia limita le piogge e aumenta il rischio di siccità. Qui, minaccia le coltivazioni di riso, che hanno bisogno di ambienti ricchi d’acqua. Questa coltura è un alimento base per la metà della popolazione mondiale, nonché una risorsa importante per sostenere la sicurezza alimentare globale.

Per i prossimi mesi si prevedono effetti importanti in Asia meridionale e sud-orientale, dove siccità, monsoni irregolari e alluvioni localizzate potrebbero compromettere i raccolti.

In Bangladesh i cambiamenti climatici causano cicloni sempre più violenti, e al loro passaggio la terra viene sommersa. Questo porta a un fenomeno chiamato salinizzazione: l’acqua salata del mare entra nel terreno impedendo la coltivazione, e ciò, causa la mancanza di cibo e di risorse.

L’IMPATTO DI EL NIÑO IN AFRICA

El Niño è un fenomeno disastroso per molte regioni africane. In alcune aree, la siccità spazza via i campi coltivati, causando la morte del bestiame e una diffusa malnutrizione. In alcuni Paesi, le forti inondazioni distruggono interi villaggi. In tutto il continente, El Niño minaccia i mezzi di sussistenza di milioni di persone.

Su 22 paesi indicati come prioritari da FAO e WFP, 12 sono in Africa. Nell’Africa meridionale El Niño porta di solito piogge sotto la media tra ottobre e aprile, e il mais, alimento base della regione, soffre molto la mancanza d’acqua: qui le persone in insicurezza alimentare potrebbero aumentare di quasi il 75%. Nel Corno d’Africa il rischio è opposto: potrebbero aumentare le alluvioni in Somalia e nelle aree vicine.

Le principali coltivazioni, come il mais e il cacao, sono a rischio a causa della siccità, e ciò minaccia il lavoro dei coltivatori e la sicurezza alimentare delle loro famiglie.

Famiglia che affronta inondazioni e disastri naturali in Somalia

Kenya e Somalia sono stati duramente colpiti dagli effetti di El Niño già nel novembre del 2023, entrambi i Paesi sono stati vittima di violente inondazioni, causando lo sfollamento di centinaia di migliaia di persone e l’aumento dell’insicurezza alimentare e del rischio di epidemie.

Filippine: cosa stanno vedendo i nostri team

Nelle Filippine El Niño è arrivato dopo la fine de La Niña, a marzo 2026. Secondo l’agenzia meteorologica nazionale potrebbe diventare molto forte verso la fine dell’anno e durare almeno fino all’estate 2027. Da agosto i nostri team monitorano la situazione nell’isola di Mindanao, in particolare nella regione autonoma del Bangsamoro, a Zamboanga City e sull’isola di Siargao, parlando con le comunità e con le autorità locali.

A metà settembre le persone colpite erano circa 164.000. In alcune zone è caduto il 40% di pioggia in meno del normale e le temperature sono fino a 2 gradi sopra la media. Nei pozzi c’è meno della metà dell’acqua che c’è di solito e alcune pompe manuali si sono già prosciugate: solo a South Upi, più di 1.876 famiglie fanno fatica ad avere acqua. Molte famiglie ormai comprano l’acqua potabile, a volte in mercati a 10-15 chilometri di distanza.

I campi soffrono. A Datu Montawal la produzione di riso e mais è calata tra il 34% e il 78% e sono morti diversi capi di bestiame. I pesci si spostano nelle acque più profonde e i pescatori tornano a casa con meno pescato. Per andare avanti, alcuni agricoltori e pescatori si sono messi a fare i mototaxisti o a lavorare nei cantieri.

Così il cibo comincia a mancare. Alcune famiglie sono già passate da tre a due pasti al giorno, altre chiedono cibo in prestito ai vicini o comprano alimenti meno costosi. I prezzi dei beni di base sono saliti almeno del 2%. Il caldo porta anche colpi di calore e influenze, e la scarsità di acqua pulita aumenta il rischio di diarrea e altre malattie.

IL NOSTRO INTERVENTO PER CONTRASTARE GLI EFFETTI Di EL NIÑO

El Niño ha un vantaggio rispetto ad altre crisi: si può prevedere con mesi di anticipo. Per questo agire prima conviene, e i dati lo confermano. Secondo la FAO, intervenire prima che una crisi esploda fa risparmiare diversi dollari in perdite umanitarie per ogni dollaro speso. In Madagascar, le famiglie che avevano ricevuto in anticipo denaro e sementi resistenti alla siccità hanno mangiato molto meglio di quelle che non li avevano avuti.

Noi di Azione Contro la Fame stiamo lavorando per rafforzare le comunità più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico, sensibilizzandole sul trattamento dell’acqua, sulle corrette pratiche igieniche, sulla conservazione delle risorse e sulla gestione dell’agricoltura. Il nostro obiettivo è quello di garantire che le comunità abbiano gli strumenti necessari per affrontare le emergenze.

Lavoriamo a stretto contatto con le famiglie rafforzando i sistemi di irrigazione e di raccolta dell’acqua piovana e insegnando agli agricoltori come piantare, raccogliere e conservare le colture resistenti ai cambiamenti climatici, grazie a tecniche innovative.

Continueremo anche a rafforzare i nostri sistemi tecnologici di allerta incentrati su El Niño, come quelli che stiamo utilizzando per prevedere le maree in Bangladesh e la siccità in Sahel, in Africa.

Stiamo facendo tutto il possibile per preparare le comunità prima che una crisi colpisca e dare loro gli strumenti per garantire che la sicurezza alimentare non sia minacciata.

In Italia facciamo pressione sui leader politici affinché si facciano promotori di azioni che garantiscano la giustizia climatica e la transizione verso sistemi alimentari sostenibili e resilienti.

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