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Notizia bomba: è record di spesa militare (e di fame)

13/04/2025
Spesa militare globale a 2.718 miliardi nel 2024. Nel 2025 gli aiuti allo sviluppo sono crollati del 23%. Basterebbero 93 miliardi l’anno per eliminare la fame entro il 2030.

Per la prima volta nella storia documentata, nel 2024, la spesa militare globale ha superato i 2.718 miliardi di dollari: il livello più alto mai registrato dall’Istituto Internazionale di Ricerca sulla Pace di Stoccolma (SIPRI) dal 1988. Nello stesso anno, oltre 295 milioni di persone in 53 paesi e territori hanno affrontato condizioni di insicurezza alimentare acuta, il dato più grave degli ultimi otto anni. È una fotografia di una situazione inaccettabile.

Armi sì, cibo no: i numeri di una scelta

Il 2024 ha segnato il decimo anno consecutivo di aumento della spesa militare globale, con un balzo del 9,4% — il più ripido dalla fine della Guerra Fredda. Gli Stati Uniti da soli hanno speso 997 miliardi di dollari, quasi un trilione, pari al 37% del totale mondiale. Israele ha aumentato il proprio budget militare del 65% in un anno. La Germania, per la prima volta dalla riunificazione, è diventata il maggiore paese per investimenti militari dell’Europa occidentale (+28%).

Nel frattempo, nel 2025, molti paesi hanno tagliato gli aiuti allo sviluppo, registrando in totale una diminuzione del 23,1%: il calo annuale più grande mai registrato dall’OCSE. L’assistenza totale erogata si è fermata a 174,5 miliardi di dollari: poco più di un decimo di quanto i soli Paesi NATO hanno speso per la difesa nello stesso anno.

Voce Anno Importo (USD)
Spesa militare globale
SIPRI, aprile 2025
2024 2.718 mld $
Spesa militare Paesi NATO
Eurodad / OCSE, 2026
2025 1.400 mld $
Aiuti pubblici allo sviluppo (APS)
OCSE DAC, aprile 2026
2025 174,5 mld $
Costo stimato per eliminare la fame entro il 2030
ONU, novembre 2025
93 mld $/anno

Stati uniti, ma non solo

Gli USA, lo sappiamo, hanno guidato il taglio agli aiuto e alla cooperazione: con la sospensione di USAID (l’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale) decisa dall’amministrazione Trump, Washington ha ridotto i propri aiuti del 56,9%, con i contributi alle Nazioni Unite crollati dell’87,2%

Spese militari Aiuti allo sviluppo Costo per eliminare la fame

La guerra non distrugge solo le città. Crea fame

Non ci sono dubbi: i conflitti nel 2024 sono stati la principale causa di insicurezza alimentare acuta nel mondo, colpendo circa 140 milioni di persone in 20 paesi e territori — secondo il Global Report on Food Crises 2025, prodotto da FAO, WFP e oltre 15 organizzazioni internazionali. 

Dati GRFC 2025: Gaza 100%, Sud Sudan 57%, Yemen 52%, Sudan 51%, Haiti 51%, Mali 48%, Afghanistan 40%, Siria 37%, Nigeria 22%, RD Congo 21%.

Nota. Il grafico mostra la percentuale di popolazione in insicurezza alimentare acuta (IPC Fase 3 o superiore), non il numero assoluto di persone colpite. Nigeria e Repubblica Democratica del Congo compaiono in fondo alla classifica percentuale pur essendo i paesi con il maggior numero assoluto di persone affamate al mondo: rispettivamente 30,6 e 27,7 milioni. Popolazioni grandi diluiscono la percentuale; il peso reale della crisi resta enorme.
Fonte: Global Report on Food Crises 2025 (FSIN/GNAFC) · % popolazione in insicurezza alimentare acuta (IPC Fase 3+)

Il mondo deve fare i conti con due carestie simultanee, a Gaza e in Sudan. È inaccettabile nel XXI secolo

lA FAME COME ARMA

Il nesso tra guerra e fame non è un effetto collaterale inevitabile. È un meccanismo preciso, documentato, spesso deliberato. Il nostro rapporto Conflict and Hunger ne ha identificato sei modalità concrete.

1

Distruzione di colture e bestiame

Incendi di campi, abbattimento di animali, saccheggio di scorte. A Gaza, oltre il 75% delle terre coltivabili è stato devastato. In Sudan, milioni di ettari abbandonati.

2

Contaminazione da mine e ordigni

Rendono inaccessibili i campi agricoli per decenni. In Afghanistan, Cambogia e Sud Sudan bloccano ancora oggi la ripresa.

3

Distruzione delle infrastrutture idriche

A Gaza City, meno di 2 litri d’acqua per persona al giorno — contro il minimo OMS di 15. Senz’acqua, l’agricoltura si ferma. E con essa, la vita.

4

Blocco degli aiuti umanitari

Chiusura dei valichi, negazione dei permessi, attacchi ai convogli: pratiche deliberate. In quattro giorni di chiusura a Gaza (marzo 2026), i prezzi alimentari sono saliti tra il 14% e il 24%.

5

Sfollamento forzato

In Sudan, oltre 14 milioni di persone sfollate dall’aprile 2023 — la più grande crisi di sfollamento al mondo. Chi fugge perde la terra, gli animali, gli strumenti di lavoro. Perde tutto ciò che serviva per nutrirsi.

6

Inflazione e crollo dei mercati

In Yemen, i prezzi di grano, farina, olio e zucchero sono aumentati del 33% in quattro mesi. In un paese che importa il 90% del cibo, ogni rincaro è una condanna.

Fonte: Azione Contro la Fame, Conflict and Hunger Report (2023)

La rotta è chiara

Il World Food Programme stima che 318 milioni di persone nel 2026 affronteranno livelli di fame critici: più del doppio rispetto al 2019! I programmi nutrizionali nei paesi in crisi erano già sottofinanziati: solo il 27% dei fondi richiesti era stato garantito entro la metà del 2025 (e per il 2026 l’OCSE prevede un ulteriore taglio agli aiuti del 5,8%.). Di conseguenza, 14 milioni di bambini rischiano di perdere l’accesso ai supporti nutrizionali. Le proiezioni indicano 369.000 morti infantili aggiuntive ogni anno per mancanza di trattamento. 

La direzione è chiara. E va in senso opposto a dove dovremmo andare.

Le soluzioni esistono. e funzionano

Il cibo terapeutico pronto all’uso (RUTF), sviluppato dai nostri ricercatori negli anni ’90, tratta la malnutrizione acuta in sei settimane, con un tasso di successo superiore all’85%. I programmi di sicurezza alimentare nei contesti di conflitto generano un ritorno documentato: ogni dollaro investito nella prevenzione della malnutrizione produce tra i 16 e i 38 dollari di benefici economici per le comunità.

Siamo presenti a Gaza dal 2005, in Sudan dal 2018. Operiamo in oltre 50 paesi: anche quando i valichi sono chiusi, anche quando i convogli vengono bloccati. Distribuiamo cibo terapeutico e acqua nelle emergenze. Distribuiamo sementi e formiamo agricoltori nelle fasi di stabilità relativa. Perché la fame non finisce quando le bombe si fermano.

Sul piano politico, Azione Contro la Fame ha contribuito alla costruzione della Risoluzione ONU 2417 (2018): il primo documento internazionale che riconosce la fame indotta dai conflitti come minaccia alla pace globale. Continuiamo a chiederne l’applicazione. Continuiamo a chiedere che i governi scelgano diversamente.

Puoi farlo anche tu. Sostieni il nostro lavoro sul campo: ogni azione conta.

Fonti

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