Muttur, Sri Lanka. Diciassette nostri colleghi vengono assassinati. Vent’anni dopo, giustizia non è ancora stata fatta.
l 4 agosto 2006, nello Sri Lanka dilaniato dalla guerra civile, 17 nostri colleghi vengono uccisi. Sono lavoratori umanitari. Sono nel nostro ufficio di Muttur. Stavano aiutando le popolazioni colpite dallo tsunami e dal conflitto.
Il massacro di Muttur è uno dei più gravi mai commessi contro operatori umanitari. Vent’anni dopo, nessuno ha risposto di questo crimine.
Azione Contro la Fame è un’organizzazione umanitaria specializzata nella lotta alla fame e alla malnutrizione, presente in oltre 50 paesi. Quei 17 colleghi erano parte di noi.
le vittime del massacro di muttur
Le 17 vittime erano tutti lavoratori locali di Azione Contro la Fame. Avevano tra i 23 e i 36 anni. Venivano dalle comunità che stavano servendo. Erano un team esperto, riconosciuto per il lavoro cruciale fatto dopo lo tsunami.
Erano lavoratori umanitari che hanno pagato con la vita le loro buone intenzioni.
Jan Egeland, ex Coordinatore dell'Emergenza dell'ONU
Erano operatori umanitari. Hanno pagato con la vita la scelta di restare ad aiutare gli altri.
Il nostro lavoro in Sri Lanka
Noi di Azione Contro la Fame siamo arrivati in Sri Lanka nel 1996. Dal 2001 operiamo a Muttur, nel nord-est del paese, con programmi di acqua, igiene, sanificazione e sicurezza alimentare.
Quando il 26 dicembre 2004 uno tsunami devasta le coste dello Sri Lanka, intensifichiamo immediatamente le operazioni: mobilizziamo oltre 16 milioni di euro da fondi privati, inviamo 150 tonnellate di materiali, lavoriamo per ripristinare l’accesso all’acqua potabile e sostenere i sopravvissuti.
I nostri 17 colleghi uccisi a Muttur erano lì per questo.
Il contesto: la guerra civile in sri lanka
Nel 2006, la guerra era nella sua fase più acuta. Trincomalee e Muttur, nel nord-est, erano zone altamente militarizzate: bombardamenti, spostamenti di massa, presenza di esercito, LTTE e gruppi paramilitari.
È in questo scenario che, nei giorni che precedevano il 4 agosto, i nostri team rimasero bloccati in ufficio.
I giorni del massacro di muttur
Il conflitto era già in corso da settimane. Ma nei primi giorni di agosto 2006, Muttur diventa un campo di battaglia. Il 1° agosto le Tigri Tamil attaccano la città e la prendono. L’esercito risponde con bombardamenti. Migliaia di civili fuggono.
I nostri 17 colleghi restano. Sono nel nostro ufficio. Il 3 agosto il Comitato Internazionale della Croce Rossa tenta di evacuarli: i combattimenti glielo impediscono. Quella sera appendiamo bandiere e adesivi con il logo di Azione Contro la Fame su ogni superficie dell’edificio. Un segnale che dice: qui ci sono operatori umanitari. La polizia di Trincomalee conferma che le forze di sicurezza in zona lo sanno.
Il 4 agosto l’esercito annuncia di aver ripreso il controllo di Muttur. Alle 7 di mattina perdiamo i contatti. Organizziamo un’evacuazione via terra: veniamo fermati a un posto di blocco dell’esercito, a 10 km dalla città.
I 17 lavoratori umanitari vengono giustiziati all’interno del nostro ufficio. Secondo le indagini successive, vengono allineati e fucilati a bruciapelo.
Le Tigri Tamil attaccano e prendono il controllo della città. L'esercito risponde con bombardamenti intensi. Migliaia di civili fuggono.
17 operatori umanitari sono chiusi nel nostro ufficio. Il tentativo di evacuazione della Croce Rossa fallisce. Rendiamo l'ufficio il più visibile possibile: bandiere e adesivi ACF su ogni superficie. La polizia di Trincomalee conferma che le forze di sicurezza sono al corrente della loro presenza.
L'esercito annuncia di aver ripreso il controllo di Muttur. Perdiamo i contatti. Organizziamo un'evacuazione via terra: siamo fermati a un posto di blocco a 10 km dalla città. I 17 lavoratori umanitari vengono giustiziati all'interno del nostro ufficio. Secondo le indagini successive, vengono allineati e fucilati a bruciapelo.
Emergono le prime notizie del massacro. La Missione di Monitoraggio e il nostro team vengono bloccati dall'esercito, ufficialmente per ragioni di sicurezza.
Dopo più tentativi, entriamo finalmente a Muttur. Troviamo i primi 15 corpi nell'ufficio, a faccia in giù, con le magliette ACF addosso e ferite da arma da fuoco alla testa e al collo. Due corpi vengono ritrovati in seguito in un veicolo.
I corpi vengono trasportati all'ospedale di Trincomalee.
20 anni di impunità: la nostra lotta per la giustizia
Le prove raccolte da noi, da ONG indipendenti e da osservatori internazionali indicano una direzione precisa: i responsabili del massacro di Muttur sono membri delle forze di sicurezza sri-lankesi.
Nessuno è mai stato processato. Nessuno è mai stato condannato.
Nei mesi successivi al massacro coordiniamo con altre 27 ONG una dichiarazione congiunta. Chiediamo al governo sri-lankese di fare i conti con la verità. Tre indagini nazionali vengono avviate tra il 2006 e il 2009. Tutte e tre falliscono. Nel 2008 lasciamo il paese e ritiriamo la nostra collaborazione dai procedimenti locali: prima di andarcene, rendiamo pubblici tutti gli ostacoli che abbiamo incontrato e chiediamo l’apertura di un’indagine internazionale.
Negli anni successivi non ci fermiamo. Lanciamo una petizione all’ONU, pubblichiamo un rapporto che identifica i responsabili, otteniamo l’apertura di un’indagine internazionale da parte del Consiglio per i Diritti Umani. Nel 2015 il Consiglio pubblica le sue conclusioni: coincidono con le nostre. Viene proposta una Corte Speciale internazionale. Le autorità sri-lankesi rifiutano.
Da allora portiamo il caso di Muttur nelle sedi internazionali, anno dopo anno. Al Consiglio di Sicurezza nel 2021. Nelle conferenze. Ovunque qualcuno abbia il dovere di ascoltare
Coordiniamo con altre 27 organizzazioni una richiesta formale al governo dello Sri Lanka perché il crimine non resti impunito.
I procedimenti in Sri Lanka falliscono. Nel 2008 lasciamo il paese e ritiriamo la nostra collaborazione dalle indagini locali. Rendiamo pubblici tutti gli ostacoli incontrati e chiediamo l'apertura di un'indagine internazionale.
Lanciamo una petizione per l'apertura di un'indagine indipendente delle Nazioni Unite.
Pubblichiamo un documento che indica le forze di sicurezza sri-lankesi come responsabili del massacro di Muttur.
Il Consiglio per i Diritti Umani dell'ONU avvia un'indagine internazionale, anche grazie alla nostra pressione.
Le conclusioni del Consiglio coincidono con le nostre. Viene proposta una Corte Speciale internazionale. Le autorità sri-lankesi rifiutano.
Le raccomandazioni dell'ONU rimangono lettera morta. Portiamo il caso di Muttur nelle sedi internazionali: al Consiglio di Sicurezza nel 2021, nelle conferenze e negli eventi che contano.
Muttur non è il passato
Quello che è successo a Muttur non è rimasto isolato nella storia. Da allora gli attacchi contro gli operatori umanitari sono aumentati.
Nel 2025, 332 lavoratori umanitari sono stati uccisi, 144 rapiti e 228 feriti. La stragrande maggioranza erano operatori locali, persone nate e cresciute nei paesi in cui lavoravano.
È per questo che abbiamo lanciato Not a Target, una campagna internazionale per chiedere che chi lavora in zona di conflitto venga protetto, non preso di mira. Perché quello che è successo a Muttur non può continuare a succedere, e non può continuare a restare impunito
Non li abbiamo dimenticati. Non ci fermiamo.
Vent’anni sono passati. Ma i nomi dei nostri 17 colleghi uccisi nel massacro di Muttur restano con noi. Come la convinzione che alla giustizia non si possa rinunciare, nemmeno dopo vent’anni.
Continuiamo a chiedere che i responsabili vengano identificati, processati e condannati. Continuiamo a chiedere al governo dello Sri Lanka di fare i conti con quello che è successo. Continuiamo a portare Muttur dove il mondo ha il dovere di ascoltare.
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