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Terremoto Filippine 2026: noi siamo già lì

09/06/2026
Un terremoto di magnitudo 7.8 ha devastato la provincia di Sarangani all’alba dell’8 giugno 2026. Oltre 388.000 persone colpite, infrastrutture distrutte, mercati chiusi, sistemi idrici fuori uso. I nostri team sono sul campo dal primo giorno.

Quando il terremoto ha smesso di tremare, a Mindanao era ancora mattina presto. In trenta secondi, un sisma di magnitudo 7.8 aveva cambiato tutto: case, strade, ospedali, sistemi idrici. Oltre 388.000 persone colpite in cinque regioni delle Filippine. Le scosse di assestamento continuano ancora oggi: dall’8 giugno ne sono state registrate più di 3.000, alcune fino a magnitudo 6.7.

Le vittime sono 47. Più di 688 feriti. Più di 39.000 persone ancora sfollate. E migliaia di famiglie che dormono all’aperto, per paura che le mura rimaste in piedi cedano alla prossima scossa.

Un'emergenza che si aggrava ora nelle Filippine

L’epicentro è stato a pochi chilometri da Maasim, nella provincia di Sarangani, ma le conseguenze si sentono in cinque regioni e quattordici province. Sarangani è il cuore della crisi: oltre 171.000 persone colpite, più di 18.000 case danneggiate o distrutte.

A Glan, il municipio che le autorità locali hanno ribattezzato “ground zero” del sisma, non c’è un solo centro di evacuazione funzionante in nessuno dei 31 quartieri. Le famiglie si sono organizzate da sole: tende improvvisate, spazi aperti, strade. Chi non ha niente, dorme dove può.

I mercati sono chiusi. Le strade sono interrotte. I sistemi idrici sono danneggiati. In molte aree non c’è elettricità né connessione. Le forniture mediche dell’unico ospedale di Glan bastano per pochi giorni e il fornitore da General Santos non riesce ad attraversare il ponte crollato.

La storia di Evelyn

Evelyn ha 43 anni e vive a Barangay Poblacion, a Malapatan. Quando il terremoto ha colpito, non poteva muoversi: stava recuperando da un’operazione cesareo. La sua casa è crollata. Adesso vive in una baracca improvvisata, e sopravvive condividendo con i vicini l’unica fonte d’acqua pulita che ha trovato, in cambio di qualche spicciolo per sfamare i suoi figli.

Evelyn non è un caso isolato. È il volto di una crisi che coinvolge centinaia di migliaia di persone

L'acqua: il bisogno più ugente

Tra tutte le emergenze che il terremoto nelle Filippine ha aperto, l’acqua è quella che non può aspettare.

A Glan, i sistemi idrici sono fuori uso e le comunità più isolate non riescono a ricevere assistenza. A Malapatan, molte famiglie si arrangiano con acqua di sorgente non trattata. Negli insediamenti temporanei, i bagni scarseggiano e la pressione sulle strutture esistenti cresce di ora in ora.

L'acqua sicura è uno dei bisogni umanitari più immediati. Senza un intervento urgente, le comunità rischiano malattie legate all'acqua contaminata, in particolare i bambini, gli anziani e le famiglie più vulnerabili.

noi siamo già sul campo

Dal primo giorno del sisma, i nostri team sono operativi a Sarangani e General Santos City. Stiamo valutando i bisogni casa per casa, quartiere per quartiere, coordinandoci con le autorità locali, con il consorzio ACCESS e con la Croce Rossa filippina.

Abbiamo 647 kit di acqua e igiene e 497 kit di prima necessità preposizionati a Cotabato e Manila, pronti per la distribuzione immediata. Le prime forniture sono già in movimento verso le comunità più colpite.

Abbiamo anche accordi attivi con fornitori di servizi finanziari per attivare trasferimenti di denaro non appena i mercati lo permetteranno. Perché sappiamo che in un’emergenza come questa, dare alle famiglie la possibilità di scegliere cosa comprare vale tanto quanto portare i beni direttamente.

Siamo pronti. Ma abbiamo bisogno di risorse per farlo su scala.

che cosa serve adesso per rispondere al terremoto nelle filippine

Acqua potabile. Kit igienici. Riparo di emergenza. Assistenza alimentare. Cure mediche per i feriti. Supporto psicologico per chi ha visto crollare tutto in trenta secondi, e continua a sentire la terra tremare ogni giorno.

Nelle prossime settimane, quando la notizia scomparirà dai titoli, i bisogni non saranno finiti. Anzi: saranno appena cominciati. La ricostruzione di case, mezzi di sostentamento e servizi essenziali richiederà mesi.

Noi restiamo. Come facciamo sempre.

Se vuoi che restiamo con più forza, puoi farlo adesso.

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