Report SOFI 2026: la fame nel mondo scende per il terzo anno consecutivo, ma l'Africa si allontana dall'obiettivo Fame Zero
Il pianeta produce cibo a sufficienza per tutti. Eppure, ancora oggi, 645 milioni di persone soffrono la fame nel mondo.
È il dato che emerge dal nuovo report SOFI 2026, pubblicato questa mattina da cinque agenzie delle Nazioni Unite: il 7,8% della popolazione globale, nel 2025, non ha avuto abbastanza da mangiare.
Per noi di Azione Contro la Fame resta un numero inaccettabile, ogni singola volta che viene aggiornato. Il dato è in leggero calo, 14 milioni di persone in meno rispetto al 2024, grazie ai progressi in America Latina, nei Caraibi e in Asia.
L'Africa, il nuovo epicentro della fame
Dietro la media globale, poi, si allarga una frattura tra continenti. La fame in Africa è ormai il nuovo epicentro mondiale, allontanandosi dall’obiettivo fame zero.
Per la prima volta nella storia di questo rapporto, le persone che ne soffrono nel continente, 309 milioni, un abitante su cinque, superano quelle in Asia (292 milioni).
Una cifra quasi raddoppiata in appena 15 anni, a causa di conflitti, sfollamenti, crisi climatiche e shock economici che si sommano tra loro.
Il prezzo di una dieta sana
Dietro il miglioramento globale si nasconde un quadro tutt’altro che rassicurante: 2,1 miliardi di persone vivono ancora in condizione di insicurezza alimentare moderata o grave, e quasi un terzo della popolazione mondiale non riesce a permettersi una dieta sana.
Il conto è semplice quanto brutale: mangiare in modo equilibrato costa oggi 4,28 dollari al giorno (a parità di potere d’acquisto), una cifra che l’inflazione alimentare continua a spingere verso l’alto, e che per milioni di famiglie resta semplicemente fuori portata.
Abbassare i prezzi al supermercato non basta. Il costo elevato di una dieta sana ci obbliga a guardare più a fondo: alle dinamiche dei prezzi lungo tutta la filiera alimentare, dalla produzione al consumo, e a cosa resta in tasca a chi il cibo lo produce davvero, i piccoli agricoltori.
Per questo la nostra posizione è chiara: la lotta alla fame passa dalla trasformazione dei sistemi alimentari, mettendo agroecologia contadina e agricoltura locale al centro, e riportando il diritto al cibo in cima alle priorità politiche, dove dovrebbe essere da tempo.
"Con 645 milioni di persone che soffrono la fame, il diritto al cibo resta ancora uno dei diritti umani più violati, soprattutto in Africa. La leggera flessione registrata, a quattro anni dal 2030, ci lascia in realtà lontani anni luce dall'Obiettivo Fame Zero. E i recenti tagli di molti governi occidentali agli aiuti umanitari, combinati con gli aumenti delle spese militari, fanno capire chiaramente che l'agenda politica deve cambiare e rimettere al centro il diritto al cibo."
Simone Garroni, Direttore Generale di Azione Contro la Fame
Da 47 anni noi di Azione Contro la Fame siamo specialisti nel prevedere, prevenire e curare gli effetti della fame e della malnutrizione. Siamo in prima linea in 52 Paesi del mondo, ogni anno accanto a 21,2 milioni di persone, con cibo, acqua, salute e formazione. Insieme possiamo fermare la fame.
